Della serie X100 ne ho avute tre: la S, la T e la VI. Una V l’ho usata per un po’, prestata da un amico. E in mezzo c’è stata una deviazione, una Ricoh GR II. Ma prima di tutte, c’è stata una X20. Non è una scheda tecnica: è la storia di una macchina che mi ha seguito per più di dieci anni, con quello che mi ha dato e quello che mi ha fatto arrabbiare.
Prima di tutte: la X20
Prima delle X100 c’è stata una compatta più piccola, la X20. Arrivò nei primi mesi del 2013, un po’ per scherzo: ero curioso di provare questa Fuji con lo zoom incorporato, un 28-112mm equivalente luminoso, da f/2 a f/2.8. Bella la vista, piccolina: la portavo sempre dietro.

Il sensore era piccolo, da 2/3 di pollice, nemmeno un pollice. Però se la sapevi usare ti dava file molto belli, file Fuji. E l’esperienza d’uso era davvero fantastica.
Una sera fotografai un chiosco di frutta e verdura, la foto che poi ho chiamato “Luci e ombre”. Era già buio, la frutta illuminata e una signora all’interno. È una delle foto a cui tengo di più, con quello stile un po’ alla Hopper. L’ho stampata per una mostra insieme ad altri fotografi, e adesso è appesa nel mio salone. Ne parlo anche in Di notte vedo meglio.


La X100S, arrivata da Hong Kong
Era il 2014. Avevo già la X-T1 con il 23 f/1.4, ma volevo qualcosa di più compatto e pratico, da portare sempre con me. Così decisi di prendere la X100S.
In zona non ci sono negozi di fotografia, quindi la ordinammo online da un sito di Hong Kong: una per me e una per un mio amico, appena disponibile. Ci eravamo documentati: si diceva che fosse una grande evoluzione della prima X100. Non vedevamo l’ora, con la paura che non arrivasse mai, tra inconvenienti e dogana.
Dopo quindici giorni arrivò. Silver, bellissima, sembrava un soprammobile: ti pareva male spacchettarla. Fu subito amore. Il 23mm lo conoscevo già, l’occhio era abituato.
Mi sentivo più leggero, la portavo sempre con me. Avevo comprato un borsello abbastanza capiente da metterla dentro, e le avevo preso anche il “vestitino”: custodia in pelle, paraluce in metallo stile Leica, pulsante di scatto rosso, poggiadito e pellicola per lo schermo. Forse pure troppo vestita.


La X100T: l’autofocus migliora, ma di sera…
Usandola, col tempo ti rendi conto che la X100 è una macchina fantastica, una macchina che ti fa fermare. Ti fa fermare anche perché l’autofocus è limitato. Se pensi di scattare di sera in automatico, ti dico subito che sarà difficile agganciare il soggetto.
Poi uscì la X100T: si parlava di grosse novità, soprattutto nell’autofocus. Vendetti la S per finanziare la T. Nera, bellissima. Era vero, l’autofocus era migliorato. Ma di sera i problemi erano diminuiti, non spariti.


La mia ricetta per non dipendere dall’autofocus. Se non è troppo buio, uso la messa a fuoco manuale con il focus peaking, che evidenzia le parti del soggetto più nitide. Poi premo la ghiera di comando per ingrandire la zona a fuoco e controllare. Con la X100 in strada funziona benissimo: è piccola, silenziosa, e la gente quasi non la nota. Ne parlo anche in Street photography: il cane mi ha visto, lui no.

La deviazione: una Ricoh GR II
A un certo punto sentivo l’esigenza di un grandangolo, di più spazio: dal 35mm equivalente al 28mm. Della Ricoh GR II me ne avevano parlato benissimo: compatta, leggera, tascabile, con file di grande qualità. Un difetto noto: la polvere che entra nell’obiettivo.
Vendetti la X100T e presi la GR II in offerta, a un prezzaccio: con la vendita me la finanziai e mi rimase pure qualcosa per altra attrezzatura. Quando arrivò era davvero piccola, tascabile, bella. Ero entusiasta. Era estate: fotografai qualche tramonto, qualche viuzza.
Poi, all’improvviso, cominciai a sentire la mancanza del mirino. Abituato a quello della X100, non mi aspettavo di sentirne così tanto la mancanza. Ne comprai uno esterno, ma era solo un vetro per guardarci attraverso: niente informazioni, niente parametri, niente focus peaking. Cominciarono a mancarmi anche altre cose della X100, compreso l’aspetto vintage.
L’unica cosa su cui non potevo lamentarmi era la qualità dei file: straordinari come quelli Fuji, e alcuni secondo me anche un pelino meglio. Il periodo GR II è durato poco. L’ho rivenduta addirittura a un prezzo più alto di quanto l’avevo pagata.


La X100V, per qualche giorno
Dopo la Ricoh sono stato un po’ senza X100. Ho saltato la X100F: se ne parlava bene ed ero tentato, ma avevo la testa altrove. Preferivo i corpi a ottiche intercambiabili e sperimentavo con altre lenti, come la X-Pro1 e poi la X-Pro2.
Un giorno un amico, anche lui appassionato, mi dice: “Daniele, mi sono ordinato la X100V, appena arriva te la faccio provare.” Me la prestò. Si avvertiva già un file un pochino più digitale, meno vecchio stile, ma la bellezza era quella. Mirino e autofocus migliorati, sempre di poco, mai miracoli. E arrivava lo schermo basculante, una cosa quasi fantascientifica per una serie impostata in maniera così classica. Il periodo X100V durò poco, perché non era mia.
La X100VI: tanta tecnologia, poco cuore (per me)
La X100VI non arrivò subito: all’uscita era introvabile, e il prezzo di listino in Italia era di 1.849,99 euro. Per me fu un passaggio obbligato, per le caratteristiche: sensore da 40 megapixel, stabilizzatore, schermo basculante touch, autofocus rivisto, mirino ridisegnato. L’obiettivo è sempre un 23mm f/2.
Il sensore da 40 lo conoscevo già dalla X-T5, e non era quello della S o della T. File puliti, nitidi, quasi fin troppo perfetti: devi fare attenzione alle impostazioni, altrimenti al computer ti ritrovi un file tagliente, quasi senza cuore. È un’opinione mia: c’è chi è felicissimo di averla.
L’ho tenuta per un po’, poi l’ho venduta pochi giorni fa per finanziare nuove ottiche. Ne ho un bel ricordo, ma non mi restituiva quello che cercavo. Per le lenti, invece, la mia scelta del momento è il Sigma 17-40 f/1.8.
La foto a cui sono più legato
Con la serie X100 ho fatto forse alcune delle mie foto più belle. Alcune arrabbiandomi, perché era sera e ho dovuto fare più tentativi; altre sono venute così, naturali. Quella che mi è rimasta di più è la giostra al luna park di Capo d’Orlando: una vettura con la faccia arrabbiata e, dietro, una coppia felice. Sguardo contro sguardo. La racconto in Aspetto, e poi succede qualcosa.
Quale X100 scegliere oggi
Se qualcuno mi chiedesse quale prendere, prima gli farei tante domande. Se cerca una macchina operativa e veloce, non posso consigliargli la prima X100, la S o la T: deve partire dalla X100F in su.
Poi c’è il budget, e il mercato dell’usato oggi è impazzito: una X100T usata parte da circa 700 euro, e una X100VI nuova si trova ancora intorno ai 1.600-1.700 euro. Sono i prezzi che vedo in giro mentre scrivo: controlla sempre prima di comprare.
| Modello | Anno | Sensore | In breve |
|---|---|---|---|
| X100 | 2011 | 12 MP | La prima. Bellissima, ma lentissima. |
| X100S | 2013 | 16 MP X-Trans II | La mia prima X100. Autofocus migliore, ma di sera fatica. |
| X100T | 2014 | 16 MP X-Trans II | Autofocus e mirino migliorati. Di sera i problemi diminuiscono, non spariscono. |
| X100F | 2017 | 24 MP X-Trans III | Da qui in su la X100 diventa davvero operativa. |
| X100V | 2020 | 26 MP X-Trans 4 | Obiettivo nuovo e schermo basculante. |
| X100VI | 2024 | 40 MP X-Trans 5 | Stabilizzatore. File nitidissimi, quasi troppo perfetti. |
WCL e TCL, gli aggiuntivi ottici. Il WCL porta l’obiettivo a 28mm equivalenti, il TCL a 50mm. Sono bellissimi pezzi di metallo e non cambiano la resa: il file è quello di sempre. Ma cambiano le dimensioni. Con l’aggiuntivo non è più la macchina tascabile con la sua custodia: pesa di più, e perde anche un po’ del suo fascino.
Io la consiglio a tutti, perché fa da scuola. Ti aiuta a comporre, a muoverti, a camminare, ad affinare l’occhio. All’inizio magari la odierai in maniera feroce, ma col tempo imparerai ad amarla.
Io ne sento già la mancanza.
I 5 errori che rovinano le tue foto
Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.
Ti chiedo solo di confermare l’email. Niente spam.
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