Sigma 17-40 f/1.8 DC Art su Fujifilm: tre fissi in una lente (e forse un capriccio)

Ho ricordi di Sigma ai tempi delle reflex. Nel 2013 uscì il 18-35 f/1.8 e si parlava di rivoluzione: uno zoom con apertura costante f/1.8. Wow.

Da quando sono passato a Fuji ho usato solo ottiche Fuji. Poi è uscito il 16-55 II, e la tentazione è stata fortissima: molto più leggero e compatto della prima versione, pensato per il sensore da 40 megapixel. Sulla carta aveva tutto per finire nella mia borsa, tranne il prezzo: al lancio circa 1200 euro, troppi per il budget che avevo a disposizione in quel periodo. Non lo presi.

Poco dopo hanno cominciato a girare voci su un nuovo Sigma sulla falsariga del 18-35. Poi le conferme: un 17-40 f/1.8 per Fuji X, intorno ai 1000 euro. Ero entusiasta. Un f/1.8 su tutte le focali: ne porti uno e ti scordi i fissi, copri il 18, il 23 e il 35 con una sola lente. L’ho preso al lancio, a 950 euro, senza pensarci due volte.

È passato più di un anno. Vi racconto com’è andata.

Obiettivo Sigma 17-40mm f/1.8 DC Art appoggiato su un tavolo di legno chiaro, accanto al suo paraluce.
Il Sigma 17-40 f/1.8 DC Art per Fuji X, con il suo paraluce.

Ti scordi i fissi? No

Non è vero che ti scordi i fissi. Anzi, a maggior ragione ti ricordi quanto sono piccoli, potenti e leggeri.

Il Sigma pesa 535 grammi ed è lungo quasi 12 centimetri. Si fa sentire al collo. Però cerchiamo di essere obiettivi: pesa circa 300 grammi meno del vecchio 18-35, quasi un miracolo, e dentro ci hanno messo tre fissi di alta qualità. Se non ti va di portarti dietro due fissi, ti porti lui. A patto che il peso non sia un problema.

27 secondi tra Montalbano Elicona e Floresta

Agosto 2025, il primo mese con il Sigma. In una delle solite uscite con Valentina, sulla strada da Montalbano Elicona a Floresta, ci siamo imbattuti in un gregge di pecore, alcune in giro per i fatti loro.

Ricordo perfettamente il momento: una pecorella piccola e una pala eolica gigantesca. La scena poteva cambiare in un attimo. Fermo la macchina, scendo con la fotocamera e scatto. Il Sigma si è fatto trovare pronto con il fuoco, e i 17mm mi hanno fatto entrare tutta la pala nell’inquadratura.

Una pecora sul ciglio di una strada di montagna, davanti a un guardrail, con una grande pala eolica bianca e rossa alle spalle e l'Etna sullo sfondo.
Tra Montalbano Elicona e Floresta. Sigma a 17mm su Fujifilm X-T5.

Poi ho girato lo zoom e ho stretto su un’altra scena: la strada, le pale sulla collina, due pecore. Ho controllato l’orario nei file: tra i due scatti ci sono 27 secondi. Senza cambiare obiettivo, senza muovermi, con la stessa qualità del file.

Strada di campagna che curva tra l'erba secca, con due pecore sull'asfalto e decine di pale eoliche sulle colline.
27 secondi dopo, a 35mm. 

È questo che intendo quando dico che è versatile.

Sul campo, con la X-T5 e la X-T4

L’ho usato su tutte e due, ma è sulla X-T5 che dà il meglio di sé. Ti accompagna quasi a 360 gradi.

  • La messa a fuoco è all’altezza delle Fuji di ultima generazione. I limiti, quando ci sono, dipendono dalla fotocamera, non dalla lente.
  • Lo zoom è interno. Non si allunga, la fotocamera resta bilanciata e la polvere resta fuori. In più è protetto contro polvere e schizzi.
  • Il bilanciamento. È una lente lunga, ma tutto sommato si bilancia bene: la fotocamera non tira troppo in avanti.
  • La ghiera dei diaframmi ha scatti ben definiti e scorre bene.
  • La ghiera dello zoom gira al contrario rispetto agli zoom Fuji. Ci devi prendere la mano: le prime volte allarghi quando vuoi stringere.
  • Non è stabilizzato. Probabilmente il peso sarebbe salito. Io non ne sento la mancanza, perché X-T4 e X-T5 hanno lo stabilizzatore sul sensore.

A f/1.8, tutto aperto

È una lente moderna, e su un sensore moderno si vede. Sia a 17 che a 40mm, anche a tutta apertura, la nitidezza c’è: al centro nessun calo, ai bordi quasi come al centro. Su un sensore da 40 megapixel non è scontato.

Vignettatura e distorsione, dove ci sono, le corregge la fotocamera. Me ne sono accorto riguardando le foto: non le vedi. E quel poco di vignettatura che resta, raramente, si recupera in un attimo.

Il controluce? Con i trattamenti antiriflesso di oggi Sigma ha risolto il problema. Il flare bisogna proprio andarselo a cercare.

Un filo spinato nitido in primo piano, con dietro un pascolo con alcuni animali e una montagna, completamente sfocati sotto un cielo coperto.
Uno dei primi scatti, agosto 2025. Sigma a 31mm, f/1.8.

Non solo per la luce

Lo avevo preso per l’f/1.8, per quando cala la luce. Poi ho capito che non serve trovarsi per forza in una situazione di luce critica per apprezzarlo.

Molte volte non lo usi per la luminosità. Lo usi per la versatilità, quando la scena cambia in un attimo e non puoi spostarti. Lo usi per decidere quanta profondità di campo ti serve. Lo usi per lo sfocato. Tutte cose che un obiettivo rispettabile come il 16-50 non ti può dare. Non per niente costa la metà.

E lo sfocato a 40mm f/1.8, pur su un sensore APS-C, è piacevolissimo: morbido, con un bel distacco del soggetto dallo sfondo. Le luci tra le foglie diventano cerchi morbidi. Verso gli angoli si allungano un po’, a occhio di gatto, come succede a quasi tutti gli obiettivi luminosi.

Un'infiorescenza secca a ombrello nitida in primo piano, nel sottobosco, con alberi e luci tonde tra le foglie completamente sfocati sullo sfondo.
Bosco di Malabotta, agosto 2026. Sigma a 40mm, f/1.8.

In più mette a fuoco già a 28 centimetri. Non è un macro, ma ti puoi avvicinare parecchio a un dettaglio.

Una donna con lo zaino in spalla fotografa in piedi su un sentiero sterrato, in un bosco di querce con felci, con gli alberi dietro di lei sfocati.
Valentina mentre fotografa nel bosco. Sigma a 40mm, f/1.8. 

I limiti, detti chiaramente

  • Pesa e ingombra. Rispetto a un fisso lo senti al collo, e dopo qualche ora anche nello zaino.
  • Fosse stato qualche centimetro più corto sarebbe stato il massimo. Ma probabilmente lo schema ottico non lo permetteva senza compromettere la qualità.
  • Si ferma a 40mm. Per un ritratto stretto o un dettaglio lontano non basta.
  • Non è stabilizzato, e la ghiera dello zoom gira al contrario. Due cose da sapere prima, non due difetti gravi.

Sigma 17-40 o Fuji 16-55 II?

Lo dico subito: il nuovo 16-55 II non l’ho mai avuto, quindi non posso confrontarli sul campo. Sono certo che sia una lente top.

Sulla carta la scelta è questa. Con il Sigma risparmi qualcosa e guadagni luce: f/1.8 contro f/2.8, su tutta l’escursione. Con il Fuji guadagni 15mm sul lato lungo, da 40 a 55, e non sono pochi, oltre a un obiettivo più leggero e alla ghiera dello zoom che gira come le altre Fuji. Cosa conta di più dipende da come fotografi.

A chi lo consiglio (e a chi no)

Lo consiglio a chi lo usa per lavoro e a chi vuole il suo primo zoom professionale di qualità. A chi cerca luminosità in una lente versatile: f/1.8 su tutta l’escursione focale. A chi vuole spendere qualcosa in meno del Fuji 16-55 e può rinunciare a quei 15mm.

Non lo consiglio a chi è già nel sistema e vuole viaggiare leggero, con il minimo ingombro. E nemmeno a chi passa a Fuji o alle mirrorless proprio per liberarsi dal peso e dalle dimensioni di reflex e obiettivi.

Se ami i fissi, pensaci prima. Se a casa hai già dei fissi Fuji e ti ci trovi bene, comprarlo potrebbe essere solo un capriccio. E chissà, forse il mio lo è stato.

Una cosa però è certa: questa lente non si compra per tenerla in borsa. Si compra per portarla fuori e sfruttare tutte le caratteristiche pazzesche che ha.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
Guida gratuita

I 5 errori che rovinano le tue foto

Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.

Ti chiedo solo di confermare l’email. Niente spam.

Torna in alto