
Uno zoom standard deve fare una cosa molto difficile: essere abbastanza versatile da accompagnarti in situazioni completamente diverse senza diventare troppo grande, troppo pesante o troppo compromesso. Il Fujifilm XF 16-50mm f/2.8-4.8 R LM WR nasce esattamente con questa idea.
A prima vista potrebbe sembrare semplicemente il nuovo zoom da kit di Fujifilm. In realtà è un obiettivo progettato con una filosofia piuttosto precisa: offrire un’escursione utile, una buona luminosità alla focale più corta, prestazioni adeguate ai sensori ad alta risoluzione e soprattutto un corpo abbastanza piccolo da poter rimanere montato sulla fotocamera per gran parte della giornata.
Il punto interessante, quindi, non è soltanto capire quanto sia nitido o quanto sia veloce l’autofocus. La domanda più importante è un’altra: può davvero diventare l’obiettivo che lasci montato sulla tua Fujifilm quasi sempre?
16-50 mm su APS-C: una gamma più utile di quanto suggerisca il numero
Su una Fujifilm X, il 16-50mm corrisponde a circa 24-76 mm nel formato 35 mm. È una gamma che parte abbastanza larga da permettere di fotografare paesaggi, architettura, interni e scene ambientate, ma arriva abbastanza lontano da poter gestire ritratti, dettagli e soggetti che non vuoi avvicinare troppo.
Ed è proprio quel 16 mm a fare una differenza importante.
Rispetto a uno zoom che parte da 18 mm, due millimetri possono sembrare pochi sulla carta. Nella pratica, però, passare da circa 27 mm equivalenti a 24 mm equivalenti cambia il modo in cui puoi lavorare quando hai poco spazio davanti a te.
In una strada stretta, dentro una stanza, davanti a un edificio o durante un viaggio, può capitare di non poter semplicemente fare qualche passo indietro. A 16 mm puoi includere più ambiente senza dover cambiare obiettivo.
All’estremità opposta, i 50 mm equivalenti a circa 76 mm mantengono una prospettiva abbastanza naturale ma permettono di isolare meglio un soggetto rispetto alle focali più corte.
Non è uno zoom progettato per sostituire un vero teleobiettivo e non vuole esserlo. Il suo punto di forza è proprio stare nel mezzo: coprire una grande parte della fotografia quotidiana senza chiederti continuamente quale obiettivo montare.
Il vero punto forte è il peso
Il dato che più facilmente si perde leggendo le specifiche è anche quello che probabilmente conta di più nell’utilizzo reale: il 16-50mm pesa appena 240 grammi.
Per uno zoom standard con questa escursione, autofocus lineare, costruzione resistente alle intemperie e prestazioni pensate anche per i sensori da 40 megapixel, è un risultato notevole.
Ma il peso non è soltanto una questione di comodità.
Un obiettivo leggero viene portato più facilmente. Una fotocamera che pesa poco viene utilizzata più spesso. E una fotocamera che rimane nello zaino perché l’attrezzatura è diventata scomoda serve molto meno di una configurazione più semplice che hai realmente con te.
Questo è uno dei motivi per cui il 16-50mm ha molto senso soprattutto su corpi Fujifilm compatti.
Zoom interno: una scelta che cambia davvero l’esperienza
Un’altra caratteristica particolarmente interessante è lo zoom interno.
Quando passi da 16 a 50 mm, l’obiettivo non si allunga verso l’esterno. La sua lunghezza rimane sostanzialmente invariata.
È una soluzione meno comune sugli zoom compatti, ma molto interessante nell’uso quotidiano. La fotocamera mantiene un ingombro più prevedibile e l’obiettivo non cambia fisicamente dimensioni mentre componi l’immagine.
Diventa particolarmente piacevole quando fotografi in strada, durante un viaggio o quando hai la fotocamera appesa al collo e vuoi evitare che l’obiettivo si estenda continuamente.
È anche una scelta coerente con l’idea generale di questo progetto: ridurre tutto ciò che non serve senza sacrificare la versatilità.
f/2.8-4.8: il compromesso da capire davvero
La sigla f/2.8-4.8 è probabilmente il primo elemento che bisogna imparare a leggere correttamente.
A 16 mm l’apertura massima è f/2.8. Man mano che aumenti la focale, l’apertura massima disponibile diminuisce fino ad arrivare a f/4.8 a 50 mm.
Questo significa che il 16-50mm non è uno zoom luminoso costante come un 16-55mm f/2.8 o come alcuni zoom di terze parti.
Ed è un compromesso importante.
Ma è anche il compromesso che permette al 16-50 di rimanere così piccolo e leggero.
Se avesse mantenuto f/2.8 a tutte le focali, sarebbe stato necessario aumentare dimensioni, diametro delle lenti e peso. Il risultato sarebbe stato un obiettivo completamente diverso.
La domanda quindi non dovrebbe essere: “Perché non è f/2.8 costante?”
Dovrebbe essere: “Quanto mi serve davvero avere f/2.8 a 50 mm?”
Per fotografia diurna, viaggio, paesaggio, street, reportage e fotografia quotidiana, la risposta potrebbe essere: molto meno di quanto immagini.
Quando f/2.8 fa davvero la differenza
A 16 mm, f/2.8 è particolarmente utile quando lavori in condizioni di luce non perfetta ma vuoi mantenere tempi sufficientemente rapidi.
Può essere utile in interni, durante il crepuscolo, nelle strade poco illuminate o quando vuoi mantenere gli ISO più bassi possibile.
Ma non bisogna confondere l’apertura massima con la capacità di isolare il soggetto.
A 16 mm f/2.8 non otterrai lo stesso tipo di sfocato che puoi ottenere con un 35mm o un 56mm molto luminoso. A 50 mm f/4.8, inoltre, la separazione dal fondo è naturalmente più limitata rispetto a un’ottica dedicata al ritratto.
Questo non è un difetto del 16-50. È semplicemente il risultato della sua filosofia.
È uno zoom pensato per fotografare molte cose bene, non per eccellere in una sola situazione.
La qualità ottica: progettato per i sensori ad alta risoluzione
Fujifilm ha progettato questo obiettivo anche pensando alle fotocamere X dotate dei sensori ad alta risoluzione della generazione più recente.
Lo schema ottico comprende 11 elementi in 9 gruppi, con tre elementi asferici e tre elementi ED.
Il risultato è un obiettivo che punta soprattutto a mantenere una buona capacità di risolvere il dettaglio lungo tutta l’escursione.
Questo aspetto è importante soprattutto sulle fotocamere da 40,2 megapixel. Un sensore molto risoluto rende più evidente la qualità dell’ottica, ma permette anche di ritagliare maggiormente l’immagine quando serve.
Non significa che ogni fotografia realizzata con una fotocamera da 40 megapixel diventi automaticamente migliore. Significa che l’obiettivo deve essere sufficientemente valido da permettere al sensore di esprimere il proprio potenziale.
16 mm: qui il 16-50 diventa davvero interessante
La focale da 16 mm è probabilmente una delle ragioni principali per scegliere questo zoom.
È abbastanza ampia da permettere di raccontare un ambiente senza entrare nel territorio degli ultra-grandangolari.
Per un paesaggio puoi includere una grande porzione della scena. Per un edificio puoi lavorare quando lo spazio a disposizione è limitato. Durante un viaggio puoi fotografare una piazza, una strada o un interno senza dover continuamente arretrare.
Ma c’è anche un altro aspetto.
A 16 mm puoi utilizzare la prospettiva per creare immagini più dinamiche. Avvicinandoti a un elemento in primo piano puoi aumentare la percezione della profondità e rendere la composizione più coinvolgente.
Naturalmente bisogna fare attenzione alle persone ai bordi dell’inquadratura e agli elementi architettonici, perché una focale relativamente ampia può enfatizzare le proporzioni.
50 mm: non è un teleobiettivo, ed è proprio questo il punto
A 50 mm il campo inquadrato diventa molto più selettivo. L’equivalente di circa 76 mm permette di isolare un soggetto e di lavorare su dettagli che a 16 mm sarebbero inevitabilmente persi nell’ambiente.
È una focale interessante per il ritratto ambientato, per particolari architettonici, dettagli durante un viaggio e fotografie spontanee in cui non vuoi avvicinarti troppo al soggetto.
Non sostituisce un 56mm f/1.2 o un 90mm. Ma non deve farlo.
Il vantaggio è poter passare da una scena ampia a un’inquadratura più stretta senza cambiare obiettivo.
La messa a fuoco ravvicinata è una sorpresa
Uno degli aspetti meno evidenti del 16-50mm è la sua capacità di lavorare a distanza ravvicinata.
La distanza minima di messa a fuoco è di 24 cm e il rapporto di ingrandimento massimo arriva a 0,3x alla focale tele.
Non stiamo parlando di un obiettivo macro, e non avrebbe senso presentarlo come tale. Ma per uno zoom standard è una caratteristica molto utile.
Puoi fotografare dettagli di oggetti, particolari durante un viaggio, cibo, piccoli elementi naturali o dettagli di una scena senza dover cambiare lente.
Ed è proprio questo il genere di caratteristica che rende uno zoom interessante nell’uso quotidiano: non ti accorgi necessariamente di averne bisogno prima di partire, ma quando arriva il momento giusto è lì.
L’autofocus è pensato per non farsi notare
Il sistema di messa a fuoco utilizza un motore lineare e un sistema di messa a fuoco interna.
Il risultato è un autofocus rapido e silenzioso, particolarmente adatto alla fotografia quotidiana e anche al video.
In una lente destinata a essere utilizzata per viaggio, street e reportage, questa caratteristica ha più valore di quanto possa sembrare.
Non vuoi pensare all’autofocus. Vuoi comporre, premere il pulsante e continuare a osservare quello che succede.
Street photography: qui bisogna capire che tipo di street fai
Il 16-50mm può essere utilizzato tranquillamente per la street photography, ma il suo comportamento sarà diverso da quello di un piccolo 23mm o di un 27mm.
A 16 mm puoi lavorare molto vicino all’ambiente, includendo architettura, persone e contesto nella stessa immagine. A 23 mm trovi una prospettiva molto naturale e versatile. A 35-50 mm puoi invece isolare maggiormente singoli elementi.
Questa flessibilità può essere un vantaggio enorme quando vuoi uscire con una sola lente.
Ma se per te la street significa soprattutto avere una fotocamera piccolissima e quasi invisibile, un fisso compatto rimane più coerente.
Il 16-50 è versatile. Non è invisibile.
Viaggio: probabilmente il suo terreno ideale
Se c’è un genere fotografico in cui questo obiettivo trova una collocazione naturale, è il viaggio.
Quando viaggi non sai sempre cosa incontrerai. Potresti avere davanti un paesaggio, entrare in una chiesa, attraversare un vicolo stretto, incontrare una persona interessante oppure trovare un dettaglio che merita di essere fotografato.
Portare con sé tre obiettivi permette di coprire molte situazioni, ma significa anche aumentare peso, ingombro e tempo necessario per decidere cosa montare.
Con il 16-50 puoi partire con una sola lente e coprire una gamma equivalente da 24 a 76 mm.
Non è la soluzione perfetta per ogni fotografia. È probabilmente una delle soluzioni più semplici per fotografare un viaggio intero senza trasformare la fotografia in un problema logistico.
Paesaggio: 16 mm prima di tutto
Per il paesaggio la focale più interessante è naturalmente quella da 16 mm.
La possibilità di includere un primo piano vicino, una grande porzione del territorio e un cielo importante rende il 16 mm particolarmente adatto a composizioni dinamiche.
Ma il vero vantaggio è la possibilità di passare rapidamente da un panorama a un dettaglio senza cambiare lente.
Questo può sembrare banale. Durante un’escursione, però, significa una cosa molto concreta: meno attrezzatura da trasportare e meno occasioni perse.
Ritratto: sì, ma con la giusta aspettativa
A 50 mm il 16-50 può produrre ritratti piacevoli, soprattutto se vuoi mantenere un rapporto visibile tra persona e ambiente.
Il risultato sarà però diverso da quello ottenibile con un obiettivo dedicato al ritratto.
Non aspettarti la stessa separazione dello sfondo di un 56mm f/1.2. Non è quello il suo scopo.
Il suo punto di forza è invece il ritratto ambientato: una persona all’interno di un luogo, di una strada, di un paesaggio o di una situazione che fa parte della fotografia.
Il limite che bisogna conoscere: niente stabilizzazione ottica
Il 16-50mm non integra la stabilizzazione ottica.
È una rinuncia importante, soprattutto se lo confronti con il vecchio XF 18-55mm f/2.8-4 R LM OIS.
La scelta, però, va letta insieme al peso e alle dimensioni del nuovo obiettivo.
Il 16-50 pesa circa 70 grammi meno del 18-55 e utilizza un progetto più compatto, con zoom interno e una costruzione resistente alle intemperie.
Se utilizzi una fotocamera Fujifilm dotata di IBIS, la mancanza dell’OIS diventa inoltre molto meno problematica per le fotografie statiche a mano libera.
Con una fotocamera priva di stabilizzazione sul sensore, invece, questo aspetto deve essere considerato con maggiore attenzione, soprattutto quando la luce diminuisce.
16-50 contro 18-55: quale dei due ha più senso?
Il confronto con il vecchio XF 18-55mm viene naturale.
Il 18-55 offre 18-55 mm, quindi circa 27-84 mm equivalenti, apertura f/2.8-4, stabilizzazione ottica e un peso di circa 310 grammi.
Il nuovo 16-50 offre invece 16-50 mm, circa 24-76 mm equivalenti, f/2.8-4.8, 240 grammi, zoom interno, maggiore capacità di messa a fuoco ravvicinata e una costruzione tropicalizzata.
Non è quindi semplicemente una sostituzione con numeri più grandi o più piccoli.
Il 18-55 privilegia maggiormente la focale tele e la stabilizzazione ottica; il 16-50 privilegia compattezza, grandangolo, close-up e resistenza.
Se fotografi spesso paesaggi, viaggi e ambienti, quei 16 mm possono essere molto più importanti dei 5 mm persi sul lato tele.
Se invece utilizzi spesso la parte lunga dello zoom e fotografi a mano libera con un corpo senza IBIS, il vecchio 18-55 può ancora avere molto senso.
16-50 contro Sigma 18-50 f/2.8: due idee diverse di zoom
Anche il confronto con il Sigma 18-50mm f/2.8 è particolarmente interessante.
Il Sigma mantiene f/2.8 su tutta l’escursione. Questo lo rende più interessante quando la luce diminuisce o quando vuoi maggiore controllo sulla profondità di campo.
Il Fujifilm, però, parte da 16 mm, è tropicalizzato, utilizza uno zoom interno e pesa soltanto 240 grammi.
La scelta diventa quindi molto semplice se la si guarda dal punto di vista fotografico.
Se la tua priorità è la luminosità costante, il Sigma ha un vantaggio evidente.
Se invece vuoi una lente leggera, più ampia e pensata per rimanere montata sulla fotocamera in qualsiasi situazione, il Fujifilm ha una filosofia diversa e molto convincente.
Il 16-50 è davvero un obiettivo da lasciare sempre montato?
Questa è probabilmente la domanda più interessante.
La risposta è: per molti fotografi, sì.
Non perché sia il migliore in assoluto, ma perché raramente ti obbliga a cambiare obiettivo.
Puoi uscire per una passeggiata e fotografare un edificio a 16 mm. Passare a 23 mm per una scena di strada. Arrivare a 35 mm per una composizione più equilibrata. Utilizzare 50 mm per un dettaglio o un ritratto ambientato.
E puoi fare tutto questo con una lente che pesa 240 grammi.
Questa è la sua vera forza.
Per chi ha davvero senso
Il Fujifilm XF 16-50mm f/2.8-4.8 R LM WR ha particolarmente senso per chi:
- viaggia spesso e vuole ridurre il peso dell’attrezzatura;
- fotografa paesaggi ma non vuole rinunciare alle focali normali;
- fa street e reportage utilizzando diverse prospettive;
- vuole un unico zoom per la fotografia quotidiana;
- utilizza una Fujifilm con sensore ad alta risoluzione;
- apprezza una costruzione resistente alle intemperie;
- vuole una lente compatta da portare sempre con sé;
- fotografa anche dettagli e soggetti ravvicinati.
Per chi invece sceglierei un’altra lente
Non è la scelta ideale se la tua priorità assoluta è avere f/2.8 costante.
Non è la scelta ideale nemmeno se cerchi uno zoom da utilizzare principalmente in condizioni di luce molto scarsa senza appoggiarti agli ISO.
E non è la lente da scegliere se il tuo modo di fotografare ruota soprattutto intorno al forte isolamento del soggetto e al bokeh: in quel caso un fisso luminoso rimane molto più efficace.
Infine, se utilizzi una fotocamera priva di IBIS e per te la stabilizzazione ottica è fondamentale, la mancanza dell’OIS va valutata seriamente prima dell’acquisto.
Il punto non è avere più focali
È facile giudicare uno zoom guardando soltanto la sua escursione.
16-50 sembra semplicemente un intervallo di focali. In realtà dietro questa scelta c’è un’idea abbastanza precisa di fotografia.
La possibilità di partire da 24 mm equivalenti, arrivare a circa 76 mm, mettere a fuoco a 24 cm, mantenere dimensioni compatte e portare con sé soltanto 240 grammi significa avere una lente che può accompagnarti in moltissime situazioni senza chiederti continuamente di cambiare attrezzatura.
Il prezzo da pagare è altrettanto chiaro: perdi la stabilizzazione ottica, perdi luminosità verso la focale tele e non hai la stessa capacità di separazione dello sfondo di un fisso luminoso.
Ma ogni obiettivo è una serie di compromessi.
La domanda giusta è capire quali compromessi sono compatibili con il tuo modo di fotografare.
Conclusione
Il Fujifilm XF 16-50mm f/2.8-4.8 R LM WR non è uno zoom che cerca di impressionare con una singola caratteristica spettacolare.
La sua forza è la somma di tante scelte.
È leggero. È compatto. Parte da 16 mm. Arriva a 50 mm. Ha un autofocus rapido e silenzioso. È tropicalizzato. Utilizza uno zoom interno. Mette a fuoco da 24 cm e raggiunge un rapporto di ingrandimento di 0,3x alla focale tele. Ed è stato progettato per accompagnare anche i sensori ad alta risoluzione della generazione più recente.
Non è luminoso come uno zoom f/2.8 costante. Non ha OIS. Non sostituisce un vero teleobiettivo e non trasforma 50 mm in un obiettivo da ritratto professionale.
Ma forse non deve farlo.
Il suo obiettivo è molto più semplice: permetterti di uscire con una Fujifilm, una sola lente e pensare alla fotografia invece che all’attrezzatura.
Ed è proprio per questo che il 16-50mm può essere uno degli zoom più interessanti per chi cerca una configurazione leggera, versatile e realmente utilizzabile tutti i giorni.
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