Fujifilm X-H1 e Fujinon 16-55 f/2.8: la coppia pesante che si bilanciava perfettamente

Sono passati tanti anni da quando ho usato la X-H1 con il 16-55 f/2.8, la prima versione. Due oggetti importanti, pesanti tutti e due, che insieme si bilanciavano perfettamente. Non è una scheda tecnica: è il ricordo di una macchina e di uno zoom che non mi hanno mai deluso, e che oggi non avrei più la forza di portarmi dietro.

In breve

Fujifilm X-H1
Uscita2018
SensoreAPS-C X-Trans III, 24 MP
Stabilizzatore sul sensoresì, a 5 assi: la prima Fuji ad averlo
MirinoOLED, 3,69 milioni di punti
Display superioresì, con diaframma, tempi e ISO
Dimensioni (L × A × P)139,8 × 97,3 × 85,5 mm
Peso (con batteria e scheda)circa 673 g
Tropicalizzazionesì
16-55 f/2.8 (prima versione)16-55 f/2.8 II
Uscita20152024
Focale16-55 mm (24-84 mm eq.)16-55 mm (24-84 mm eq.)
Aperturaf/2.8 costantef/2.8 costante
Dimensioni (diametro × lunghezza)83,3 × 106 mm (129,5 mm a 55 mm)78,3 × 95 mm (122 mm a 55 mm)
Pesocirca 655 gcirca 410 g
Filtro77 mm72 mm
Stabilizzatorenono
Tropicalizzazionesìsì
Per chiprofessionisti: matrimoni, cerimonie, eventichi vuole la stessa idea, molto più leggera

La X-H1: una Fuji diversa da tutte le altre

La X-H1 la comprai perché mi intrigava davvero tanto. Era un prodotto nuovo, con caratteristiche diverse da tutte le altre Fuji. Aveva un display sul corpo macchina con diaframma e tempi, come le vecchie reflex. E per la prima volta Fujifilm aveva messo lo stabilizzatore sul sensore: una novità assoluta.

La presi usata, ma praticamente nuova, a un prezzo di tutto rispetto. Il prezzo esatto, sinceramente, non me lo ricordo. E ci montai subito il 16-55.

La sensazione era quella di un corpo davvero robusto, di qualità superiore. Credo che la serie X-H sia nata soprattutto pensando al video. Io però non ricordo di aver mai girato un video con la X-H1, quindi sulla qualità del video non ti so dire niente.

Pregi ne aveva tanti: l’operatività, lo stabilizzatore, l’impugnatura, il display in alto, e un mirino davvero bello, con una risoluzione altissima.

Però non mi sentivo a mio agio. Con il 16-55 stava bene, ma per ingombro e peso mi sembrava di essere tornato ai tempi delle reflex. Un passo indietro.

Il 16-55: prima che arrivasse, la matita e le misure

Prima di comprarlo mi ero documentato, come fanno tutti: recensioni, prove, opinioni. Tutti parlavano di due cose. Una qualità superba, e un ingombro importante.

Non avendolo mai visto dal vivo, cominciai a prendere le misure. Avevo già il 18-135 e facevo confronti: mi ero segnato peso e dimensioni, e avevo perfino fatto degli schizzi a matita per capire quanto fosse grande davvero.

Quando è arrivato il 16-55

Si faceva notare. Era abbastanza pesante, ma la cosa che lo distingueva dalle altre lenti era soprattutto la grossezza: una lente cicciottella, più grossa del solito. Del resto è un f/2.8 costante su tutta l’escursione, da 16 a 55 mm, e quella costruzione serve proprio alla resa.

Io sentivo il bisogno di uno zoom di qualità diversa dai soliti, soprattutto per quell’apertura. E volevo provare la lente di cui parlavano tutti.

Sulla X-H1, però, trovava il suo equilibrio. Erano due oggetti importanti tutti e due: la X-H1 ha un corpo imponente, e il 16-55 altrettanto. Insieme facevano un gran bel peso, ma si bilanciavano perfettamente.

Floresta, in autunno

Me lo ricordo bene un giorno con Valentina. Andammo a Floresta per una passeggiata, era autunno, e io avevo questa accoppiata. Cominciai a fotografare le strade piene di foglie, quelle foglie marroni d’autunno. Era una bellissima sensazione.

A un certo punto passarono dei ciclisti, e riuscii a fotografarne qualcuno. Due di loro scendevano sull’asfalto bagnato, uno con la giacca azzurra e uno con la giacca rossa, sotto gli alberi arancioni. Tra i colori della stagione e i ciclisti che passavano, è uno dei ricordi più belli che ho di questa lente.

Due ciclisti di spalle, uno con la giacca azzurra e uno con la giacca rossa, scendono lungo una strada bagnata tra gli alberi d’autunno a Floresta
Floresta, in autunno. Fujifilm X-H1 e 16-55 f/2.8.

La qualità

Non mi ha mai deluso. A f/2.8, a 16 mm come a 55 mm: una bella profondità, uno sfocato davvero bello. Si capiva che era una lente pensata per i professionisti, con materiali curati, metallo, una costruzione seria.

Non voglio dire in questo articolo che un fisso è meglio di uno zoom. Lo sappiamo tutti: un fisso Fuji di qualità resta un’altra cosa. Però la qualità del 16-55 era davvero alta. Il file era bellissimo, uno di quei file Fuji di una volta.

Il suo pregio vero, per me, non era tanto la definizione quanto la bellezza del file. Una resa con un’anima: file che ami proprio perché sono così.

Un santuario illuminato sulla cima di un promontorio sul mare, sotto un temporale, con le isole sullo sfondo
Il santuario sul promontorio, sotto il temporale. Fujifilm X-H1 e 16-55 f/2.8.

Il peso, e quello che manca

Il peso c’era, e si sentiva. Dopo un po’ lo avvertivi parecchio. È il difetto principale: una lente grande, imponente, pesante.

E non è stabilizzata. La X-H1 almeno aveva lo stabilizzatore nel corpo: è stata la prima Fuji ad averlo. Sui sensori moderni, poi, non ha più la resa di una volta. Anche per questo è uscita la seconda versione.

E la II?

La II non l’ho mai provata, quindi non ti dico com’è nell’uso. Sulla carta la differenza più grande è proprio quella che a me pesava di più: il peso scende da circa 655 a circa 410 grammi, e la lente è più corta. Resta f/2.8 costante, resta senza stabilizzatore. Se la prima versione ti spaventa per l’ingombro, la II è la risposta di Fuji a quel problema.

Il sistema Fuji, e perché le ho vendute

Per uno che fotografa per passione, la coppia X-H1 e 16-55 era forse addirittura troppo. Ognuno è libero di fare le sue scelte, ma veniva un po’ meno l’ideale del sistema Fuji: viaggiare leggeri, non essere invisibili ma quasi, non dare troppo nell’occhio, ed essere rapidi a tirare fuori la macchina. Al collo era davvero pesante, quindi la tenevi in borsa e la tiravi fuori all’occasione.

La X-H1 l’ho venduta proprio perché non rientrava più nelle mie corde: era troppo impegnativa. E il 16-55, come sempre, l’ho venduto per finanziare altre ottiche. Oggi non li ricomprerei. Ripensandoci, non avrei più la forza di portarli nello zaino o al collo.

Il mio consiglio

Non la consiglio a un appassionato, né a chi sta cominciando. È una combinazione studiata per il professionista, dove non lascia dubbi e porta risultati: per portare a casa un lavoro, un matrimonio, un battesimo, una cerimonia. L’apertura costante su tutta l’escursione ti dà la sicurezza di avere il file, in qualsiasi condizione di luce.

Per un professionista è un oggetto del desiderio. Per me, oggi, è un bel ricordo. Se cerchi qualcosa di più leggero, guarda i fissi: ho raccontato il 18 f/2 e il 18 f/1.4, e uno zoom luminoso molto diverso, il Sigma 17-40 f/1.8.

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