Fotografare non è collezionare immagini: è costruire uno sguardo

Visitatrice osserva una fotografia in un museo, creando un dialogo tra immagine, spazio e osservazione.

Introduzione

Oggi scattiamo più fotografie che mai. Lo smartphone permette di fotografare qualsiasi cosa in pochi secondi e di conservare migliaia di immagini senza preoccuparci dello spazio disponibile.

Ma avere molte fotografie non significa necessariamente avere più esperienza fotografica.

Il problema non è il numero di immagini che conserviamo. È quello che impariamo mentre le realizziamo.

Fotografare significa scegliere cosa osservare, decidere cosa includere nell’inquadratura e capire perché una determinata scena merita di essere fotografata.

La fotografia inizia prima dello scatto e continua dopo, quando riguardi ciò che hai realizzato e cerchi di capire cosa stai imparando.

Scattare e fotografare non sono la stessa cosa

Scattare una fotografia è un gesto semplice: inquadri e premi il pulsante.

Fotografare richiede invece una serie di decisioni.

Prima dello scatto puoi chiederti:

  • cosa mi ha attirato in questa scena?
  • qual è il soggetto principale?
  • da quale posizione posso fotografarlo meglio?
  • cosa posso eliminare dall’inquadratura?
  • devo scattare subito oppure aspettare?

Queste domande non devono trasformare ogni fotografia in un esercizio complicato.

Servono semplicemente a evitare che la fotocamera diventi una risposta automatica a qualsiasi cosa attiri la tua attenzione.

Con il tempo, molte di queste decisioni diventano più rapide e naturali.

Ogni fotografia è una scelta

Quando realizzi una fotografia decidi inevitabilmente cosa mostrare e cosa lasciare fuori.

Scegli il punto di ripresa, la distanza, l’obiettivo, il momento e la porzione di spazio che entrerà nell’immagine.

Anche quando pensi di stare semplicemente documentando qualcosa, stai facendo delle scelte.

Due fotografi possono trovarsi davanti alla stessa scena e realizzare fotografie completamente diverse perché hanno notato elementi differenti o hanno scelto punti di vista diversi.

Il soggetto è soltanto una parte della fotografia. Il modo in cui decidi di mostrarlo determina gran parte del risultato.

Il punto di vista cambia ciò che racconti

Prima di scattare, prova a non fermarti alla prima posizione che hai trovato.

Fai qualche passo.

Avvicinati.

Allontanati.

Abbassati.

Controlla cosa succede nello sfondo.

Piccoli cambiamenti possono modificare completamente il rapporto tra gli elementi presenti nell’immagine.

Un soggetto fotografato da lontano può diventare parte dell’ambiente. Lo stesso soggetto fotografato da vicino può diventare il centro assoluto della fotografia.

Non esiste una posizione sempre corretta.

Esiste quella più adatta a ciò che vuoi mostrare.

Il tempo è parte della fotografia

Il momento dello scatto può cambiare il significato di una scena.

Una persona può voltarsi.

Una nuvola può modificare la luce.

Un passante può entrare nell’inquadratura.

Un gesto può trasformare una situazione ordinaria in qualcosa di più interessante.

Per questo non sempre conviene fotografare immediatamente.

Se hai già trovato una buona composizione, puoi aspettare e vedere cosa succede.

In alcuni casi bastano pochi secondi. In altri possono servire molti minuti.

Saper aspettare è una competenza fotografica tanto quanto saper utilizzare correttamente la fotocamera.

Non tutto ciò che ti colpisce deve diventare una fotografia

Una delle difficoltà che incontrano molti fotografi è imparare a selezionare.

Quando qualcosa ci interessa, la prima reazione è fotografarlo.

Con il tempo puoi imparare invece a distinguere tra ciò che è semplicemente piacevole da vedere e ciò che può diventare una fotografia efficace.

Un tramonto può essere bellissimo dal vivo ma risultare poco interessante in fotografia.

Una scena apparentemente ordinaria può invece funzionare molto bene grazie alla luce, alla composizione o al momento.

La capacità di rinunciare a uno scatto ti permette di concentrare l’attenzione sulle situazioni che hanno davvero qualcosa da raccontare.

Le fotografie che non funzionano sono informazioni

Quando riguardi le tue fotografie, non limitarti a selezionare quelle che ti piacciono.

Guarda anche quelle che non funzionano.

Prova a capire perché.

La composizione era confusa?

Il soggetto era troppo piccolo?

La luce era sbagliata?

Hai fotografato troppo presto?

Avresti dovuto cambiare posizione?

Queste domande trasformano un’immagine fallita in un’indicazione utile.

Un errore fotografico diventa esperienza quando riesci a capire cosa lo ha provocato.

Riguardare le fotografie è parte del processo

La crescita fotografica non avviene soltanto durante lo scatto.

Avviene anche quando osservi il materiale realizzato dopo qualche ora o qualche giorno.

Guardare le immagini con maggiore distanza ti permette di individuare comportamenti che sul momento non avevi notato.

Puoi accorgerti, per esempio, che:

  • fotografi sempre dalla stessa altezza;
  • utilizzi sempre la stessa distanza;
  • tendi a centrare tutti i soggetti;
  • eviti determinate condizioni di luce;
  • realizzi molte fotografie quasi identiche;
  • scatti prima che la scena sia realmente pronta.

Riconoscere questi schemi è uno dei modi più concreti per iniziare a modificare il proprio modo di fotografare.

La ripetizione può diventare esperienza

Fotografare spesso non è un problema.

Diventa un problema quando ripeti sempre la stessa cosa senza analizzare il risultato.

Se invece torni più volte sullo stesso soggetto e ogni volta provi a capire cosa potresti cambiare, la ripetizione diventa pratica.

Puoi lavorare sulla stessa strada, sullo stesso paesaggio o sullo stesso soggetto e concentrarti ogni volta su un aspetto diverso:

  • luce;
  • composizione;
  • distanza;
  • momento;
  • relazione tra soggetto e ambiente.

Non devi necessariamente cercare qualcosa di completamente nuovo.

Puoi imparare molto anche tornando nello stesso posto e guardandolo in modo diverso.

La tecnologia aumenta le possibilità, non le decisioni

Gli smartphone e le fotocamere moderne offrono un numero sempre maggiore di funzioni.

Autofocus avanzato, HDR, modalità automatiche, stabilizzazione e sistemi di elaborazione permettono di ottenere fotografie che qualche anno fa sarebbero state molto più difficili da realizzare.

Ma tutte queste possibilità non stabiliscono cosa merita di essere fotografato.

La tecnologia può aiutarti a realizzare una fotografia.

Non può decidere cosa vuoi raccontare.

Per questo conoscere bene il proprio strumento è utile, ma non dovrebbe diventare il centro dell’esperienza fotografica.

Il tuo archivio può diventare uno strumento di studio

Se hai migliaia di fotografie, non considerarle soltanto un archivio di ricordi.

Puoi utilizzarle per capire come è cambiato il tuo modo di fotografare.

Prendi, per esempio, trenta fotografie realizzate negli ultimi mesi e osserva cosa hanno in comune.

Chiediti:

  • quali soggetti fotografo più spesso?
  • da quale distanza li fotografo?
  • quale tipo di luce cerco?
  • quali situazioni evito?
  • quali fotografie sceglierei nuovamente oggi?

Non devi giudicare il tuo lavoro in termini di fotografie belle o brutte.

Devi cercare ricorrenze.

Quelle ricorrenze mostrano il tuo modo abituale di guardare.

Uno sguardo si costruisce nel tempo

Non esiste un momento preciso in cui improvvisamente “trovi il tuo stile”.

Il modo in cui fotografi cambia attraverso migliaia di piccole decisioni: ciò che scegli di fotografare, quello che lasci fuori, il modo in cui utilizzi la luce, la distanza che preferisci e i momenti che decidi di aspettare.

Con il tempo queste scelte diventano più consapevoli.

Ed è proprio questa consapevolezza a distinguere una fotografia realizzata per abitudine da una fotografia realizzata attraverso una scelta.

Fotografare non significa produrre continuamente

Non devi necessariamente uscire ogni giorno con l’obiettivo di tornare a casa con nuove immagini.

Puoi anche uscire per osservare.

Puoi studiare una luce senza fotografarla.

Puoi guardare come si muovono le persone in uno spazio.

Puoi tornare nello stesso luogo e scoprire che oggi ti interessa qualcosa che ieri non avevi nemmeno notato.

Questa attenzione è parte della pratica fotografica anche quando non produce un file.

Un esercizio semplice per costruire lo sguardo

La prossima volta che esci a fotografare, scegli un solo soggetto o una sola zona.

Per i primi dieci minuti non scattare.

Osserva la luce, i movimenti, le persone e le possibili composizioni.

Poi realizza soltanto cinque fotografie.

Non cercare cinque immagini diverse a tutti i costi.

Cerca cinque decisioni consapevoli.

Alla fine riguardale e chiediti quale delle cinque rappresenta meglio ciò che avevi visto e perché.

L’obiettivo non è limitare il numero di fotografie per sempre.

È allenare la capacità di scegliere prima dello scatto invece di affidare tutto alla selezione successiva.

Conclusione

Fotografare non significa riempire una memoria, un hard disk o una galleria dello smartphone.

Significa costruire, nel tempo, un modo personale e consapevole di osservare.

Ogni fotografia può insegnarti qualcosa: una scelta che ha funzionato, un errore, una composizione che continui a ripetere o una situazione che hai imparato a riconoscere.

La tecnica e l’attrezzatura rimangono importanti, ma acquistano valore quando sono al servizio di queste decisioni.

Non cercare soltanto di realizzare fotografie migliori. Cerca di capire perché alcune fotografie funzionano e altre no.

È da questa consapevolezza che, poco alla volta, si costruisce uno sguardo fotografico.

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