L’Argimusco l’ho scoperto anni fa, grazie a un gruppo fotografico di cui facevamo parte io e Valentina. Il gruppo oggi non c’è più. L’Argimusco sì, ed è uno di quei posti dove torni.

Il signore delle pietre
Ci si arriva in macchina, per una strada sterrata, fino a un parcheggio di ghiaia. E all’ingresso capisci subito che sei arrivato, perché c’è un camper parcheggiato proprio lì davanti.
Ci abita un signore con la barba lunga. Davanti al camper espone delle pietre piccole, più piccole di uno smartphone, che disegna e dipinge lui. Sono belle. Non insiste, anzi non ci prova nemmeno: le espone e basta. Se ne vuoi una, te la vende.
Una pietra non l’ho mai comprata. È andata diversamente. Gli ho lasciato un’offerta, e lui mi ha detto di scegliere una pietra. Non l’ho presa: la venderà a qualcun altro. Io non volevo niente in cambio. Lui mi ha sorriso, e noi abbiamo sorriso a lui.
È stato il regalo più grande della giornata. E non c’è nessuna foto a ricordarlo.
Il sentiero
All’inizio del sentiero c’è un cartello che racconta il posto. Poi si cammina: terra, ghiaia e, in certi periodi dell’anno, felci altissime. Meglio andarci quando non piove.
I percorsi sono due o tre. Devi sceglierne uno, ma alla fine fai il giro lo stesso.

Volti di pietra
Man mano che cammini iniziano ad apparire loro: i megaliti. Rocce assurde, alcune gigantesche. E dopo un po’ ci vedi dei volti, delle figure. Un naso, una bocca, un profilo che guarda lontano. Ti sembra di viaggiare con la fantasia. È tutto quasi surreale.

Per chi fotografa è un esercizio bellissimo. Le rocce non si muovono, ma cambiano a ogni passo: basta spostarsi di qualche metro e un masso diventa una faccia. Non devi inventare niente. Devi solo girarci intorno e accorgertene.

E poi ogni tanto qualcuno ti guarda davvero. Come queste due, che ci hanno fissato a lungo, chiedendosi probabilmente cosa ci facessimo lì.
Il panorama
Da lassù il panorama è bellissimo. È il momento in cui la fotocamera la abbassi. Ti fermi a pensare, a respirare. Mediti, osservi.
Un trekking fotografico, per me, è questo. Non conta quanti chilometri fai o quante foto porti a casa. Conta quanto riesci a guardare mentre cammini.
Se ti piace camminare con la fotocamera, leggi anche Nel bosco tutto sembra uguale e Il mare che non conosci.
Daniele Tranchita, ShotAndGo.
I 5 errori che rovinano le tue foto
Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.
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