Storytelling fotografico: raccontare con le immagini, non solo mostrare

Bambino in porta visto dall’alto durante una partita, esempio di storytelling fotografico

Introduzione

Una fotografia può mostrare una persona, un luogo o un evento senza raccontare molto. Può essere corretta dal punto di vista tecnico, ben composta e perfettamente esposta, ma limitarsi a documentare ciò che abbiamo davanti.

Lo storytelling fotografico parte da un passaggio diverso: non si tratta soltanto di mostrare qualcosa, ma di costruire attraverso le immagini un racconto che permetta a chi guarda di capire un contesto, una situazione o un’esperienza.

Non significa necessariamente realizzare fotografie complesse o costruire una storia artificiale. Anche una singola immagine può suggerire una situazione, mentre una serie di fotografie può svilupparla attraverso momenti, dettagli, persone e ambienti.

La differenza principale è quindi nell’intenzione con cui fotografi.

Che cos’è davvero lo storytelling fotografico

Lo storytelling fotografico è il modo in cui utilizzi le immagini per comunicare qualcosa che va oltre il singolo soggetto.

Se fotografi una persona seduta a un tavolo, stai mostrando quella persona.

Se invece la fotografia include anche l’ambiente, gli oggetti che la circondano, la luce, il rapporto con le altre persone e il momento in cui è stata realizzata, puoi iniziare a raccontare qualcosa di più ampio.

Il racconto non deve essere necessariamente esplicito.

Può riguardare:

  • un luogo;
  • una persona;
  • un’attività;
  • un evento;
  • un viaggio;
  • un’esperienza personale;
  • un cambiamento nel tempo.

La domanda utile prima di iniziare non è quindi “come faccio una foto bella?”, ma “cosa voglio che queste immagini facciano capire?”

Una fotografia mostra sempre qualcosa, ma non sempre racconta

La differenza può sembrare sottile, ma è importante.

Immagina di fotografare un concerto. Una fotografia del cantante sul palco può essere un buon ritratto dell’artista, ma racconta poco dell’esperienza del concerto.

Se nella serie inserisci anche il pubblico, le luci, le persone che aspettano, gli strumenti, il backstage e i momenti tra un’esibizione e l’altra, inizi a costruire un contesto.

Non hai semplicemente fotografato più cose.

Hai fornito informazioni diverse che, messe insieme, permettono di comprendere meglio ciò che è successo.

Prima di fotografare devi sapere cosa stai raccontando

Non serve scrivere una sceneggiatura.

È però utile avere almeno un’idea di ciò che vuoi documentare.

Prima di iniziare un progetto chiediti:

  • qual è il soggetto principale?
  • in quale ambiente si trova?
  • cosa rende questa situazione interessante?
  • quali persone fanno parte del racconto?
  • quali momenti sono importanti?
  • quali dettagli aiutano a capire il contesto?

Queste domande ti aiutano a non fotografare soltanto ciò che è immediatamente evidente.

Se stai raccontando una giornata di lavoro, per esempio, non devi fotografare soltanto la persona mentre lavora. Puoi fotografare il luogo prima dell’inizio, gli strumenti utilizzati, i gesti ripetuti, le pause, le interazioni e ciò che rimane alla fine della giornata.

Il contesto è una parte del racconto

Uno degli errori più comuni nello storytelling è concentrarsi esclusivamente sul soggetto principale.

Un ritratto può mostrare molto bene una persona, ma il contesto può aggiungere informazioni fondamentali.

Se fotografi un artigiano, per esempio, l’ambiente di lavoro, gli strumenti e i materiali possono raccontare tanto quanto il suo volto.

Se fotografi un atleta, il campo, gli oggetti utilizzati e le persone che lo circondano aiutano a comprendere la situazione.

Se fotografi un viaggio, non servono soltanto fotografie dei monumenti. Strade, trasporti, persone, dettagli e momenti ordinari possono rendere il racconto molto più completo.

Il contesto permette a chi guarda di capire dove siamo e cosa sta succedendo.

Una serie fotografica ha bisogno di fotografie diverse

Quando racconti qualcosa attraverso una serie, avere dieci fotografie dello stesso tipo raramente è la soluzione migliore.

Se tutte le immagini sono primi piani, il racconto può diventare monotono e mancare di informazioni sull’ambiente.

Una serie può invece alternare diversi tipi di inquadratura:

  • campo largo: presenta il luogo e il contesto;
  • inquadratura media: mostra la relazione tra soggetti e ambiente;
  • primo piano: concentra l’attenzione su una persona o un elemento;
  • dettaglio: aggiunge informazioni specifiche;
  • momento d’azione: mostra ciò che sta accadendo;
  • momento di pausa: permette di cambiare ritmo.

Non è necessario utilizzare tutte queste categorie in ogni progetto. Il principio è semplicemente evitare di raccontare tutto utilizzando sempre lo stesso tipo di fotografia.

Il dettaglio può spiegare più di una fotografia generale

Un dettaglio apparentemente secondario può diventare importante quando contribuisce a identificare una situazione.

Le mani di una persona che lavora, un paio di scarpe sporche dopo una giornata di trekking, gli strumenti di un musicista o il tavolo utilizzato da un artigiano possono fornire informazioni che una fotografia generale non riesce a mostrare.

Il dettaglio funziona soprattutto quando ha una relazione con il resto della serie.

Non deve essere inserito soltanto perché è esteticamente interessante.

Chiediti sempre quale informazione aggiunge al racconto.

Il momento è parte dello storytelling

Una fotografia racconta anche attraverso il momento in cui viene scattata.

La stessa persona può essere fotografata prima, durante e dopo un’attività, producendo immagini completamente diverse.

In un evento, per esempio, l’attesa può essere importante quanto il momento centrale. In un matrimonio, i preparativi possono raccontare tanto quanto la cerimonia. Durante un viaggio, una fotografia realizzata mentre ci si sposta può essere più informativa di una fotografia davanti al monumento principale.

Per questo non aspettare sempre il momento più spettacolare.

Un racconto credibile comprende anche ciò che accade prima e dopo l’azione principale.

Non fotografare soltanto ciò che è evidente

Se fotografi un concerto, tutti si aspettano fotografie del cantante.

Se fotografi una partita, ci si aspetta fotografie degli atleti.

Se fotografi una città, ci si aspetta monumenti e panorami.

Questi elementi sono importanti, ma da soli possono produrre un racconto molto prevedibile.

Prova a cercare anche ciò che normalmente rimane ai margini:

  • le persone che osservano;
  • i dettagli dell’ambiente;
  • gli oggetti utilizzati;
  • i momenti di preparazione;
  • le reazioni del pubblico;
  • gli spazi prima e dopo l’evento.

È spesso in queste immagini secondarie che una serie acquista maggiore completezza.

Lo storytelling non significa fotografare tutto

Un errore frequente consiste nel pensare che per raccontare bene una situazione sia necessario fotografare ogni cosa.

In realtà, una serie troppo lunga e piena di immagini simili può rendere il racconto meno efficace.

La selezione è quindi una parte fondamentale del processo.

Dopo aver fotografato, elimina le immagini ripetitive e conserva quelle che aggiungono informazioni diverse.

Se hai cinque fotografie quasi identiche dello stesso momento, probabilmente non servono tutte.

Se invece ognuna mostra un aspetto diverso della situazione, possono avere una funzione distinta.

La sequenza cambia il significato delle immagini

Le fotografie non vengono percepite soltanto singolarmente. Quando vengono presentate in una determinata sequenza, una fotografia può modificare il modo in cui interpretiamo quella successiva.

Una serie può quindi essere costruita secondo una struttura semplice:

  • presentazione del luogo o della situazione;
  • introduzione dei protagonisti;
  • sviluppo dell’azione;
  • momento centrale;
  • dettagli e reazioni;
  • conclusione o immagine finale.

Non è una formula obbligatoria. È semplicemente un punto di partenza utile quando non sai come organizzare il materiale.

La prima e l’ultima fotografia hanno un peso particolare

In una serie, la fotografia iniziale è spesso quella che stabilisce il contesto.

Può essere un’immagine ampia del luogo, una situazione particolare oppure un’immagine che introduce immediatamente il protagonista.

L’ultima fotografia può invece chiudere il racconto mostrando una conseguenza, un momento di pausa oppure semplicemente una situazione che lascia spazio a ciò che viene dopo.

Non devi necessariamente costruire una conclusione spettacolare.

L’importante è che la serie non sembri terminare soltanto perché sono finite le fotografie.

La luce deve essere coerente con ciò che stai raccontando

La luce non serve soltanto a rendere visibile il soggetto.

Può aiutarti a distinguere momenti diversi della storia.

La luce del mattino può comunicare un’atmosfera diversa rispetto a quella della sera. Una scena illuminata artificialmente può raccontare un ambiente diverso da una fotografia realizzata all’aperto durante il giorno.

Non devi cercare sempre la luce perfetta.

Devi imparare a riconoscere quale luce appartiene alla situazione che stai documentando.

Lo storytelling funziona anche con una sola fotografia

Non è necessario realizzare sempre un progetto composto da decine di immagini.

Una singola fotografia può contenere già diversi livelli di informazione.

Un ambiente ben scelto, una persona, un gesto e alcuni elementi dello sfondo possono essere sufficienti per suggerire una situazione.

La differenza rispetto a una semplice fotografia descrittiva sta nella relazione tra questi elementi.

Se tutto ciò che compare nell’inquadratura contribuisce a far comprendere qualcosa, l’immagine può raccontare molto anche senza una didascalia.

Non spiegare tutto con la didascalia

Una didascalia può fornire informazioni che la fotografia non può comunicare da sola, soprattutto quando si tratta di reportage o documentazione.

Non dovrebbe però essere utilizzata per compensare continuamente fotografie che non riescono a comunicare il contesto.

Se una fotografia mostra una persona davanti a un edificio e la didascalia deve spiegare tutto ciò che sta succedendo, probabilmente l’immagine da sola non contiene abbastanza informazioni.

La didascalia deve aggiungere informazioni, non fare tutto il lavoro della fotografia.

Storytelling e generi fotografici

Il racconto fotografico non appartiene a un genere specifico.

Nella street photography puoi raccontare una città attraverso persone, gesti e situazioni quotidiane.

Nel paesaggio puoi costruire una serie che segue un percorso, un cambiamento della luce o un ambiente nel corso del tempo.

Nel reportage puoi documentare una persona, un’attività o un evento attraverso una combinazione di ambienti, azioni e dettagli.

Anche nella fotografia personale puoi utilizzare lo stesso principio per costruire una memoria più completa di un periodo o di un’esperienza.

Cambiano i soggetti e le modalità di lavoro. La necessità di scegliere cosa mostrare e cosa escludere rimane.

Un esercizio pratico per iniziare

Scegli una situazione quotidiana e prova a raccontarla con cinque fotografie.

La prima deve presentare il luogo. La seconda deve introdurre il soggetto principale. La terza deve mostrare un’azione. La quarta deve essere un dettaglio. La quinta deve chiudere la sequenza.

Non cercare cinque fotografie spettacolari.

Cerca cinque fotografie che svolgano funzioni diverse.

Dopo averle selezionate, guardale insieme e chiediti se, senza conoscere la situazione in anticipo, riusciresti a capire almeno dove sei, cosa sta succedendo e chi è coinvolto.

Se la risposta è no, non serve necessariamente fotografare di più. Probabilmente devi capire quale informazione manca.

La selezione fa parte del racconto

Lo storytelling non termina quando smetti di fotografare.

La selezione è altrettanto importante perché decide quali immagini entreranno realmente nel racconto.

Quando riguardi il materiale, elimina le fotografie che ripetono esattamente la stessa informazione. Conserva invece quelle che aggiungono un elemento nuovo o che rappresentano meglio un passaggio importante.

Una serie efficace non è necessariamente quella con più fotografie.

È quella in cui ogni immagine ha una funzione.

Conclusione

Lo storytelling fotografico non consiste nel costruire artificialmente una storia davanti alla fotocamera.

Consiste nel prestare attenzione a ciò che accade e nel decidere quali immagini possono comunicarlo meglio.

Un buon racconto fotografico alterna contesto, persone, azioni e dettagli. Osserva i momenti importanti ma anche quelli che li precedono e li seguono. Utilizza la luce, la composizione e la sequenza per dare alle immagini una relazione tra loro.

La tecnica rimane importante, ma è al servizio del racconto.

Prima di chiederti se una fotografia è bella, chiediti cosa sta aggiungendo alla storia che vuoi raccontare.

È una domanda semplice, ma cambia il modo in cui fotografi e soprattutto il modo in cui selezioni le immagini dopo lo scatto.

👇 Leggi anche: Cosa ti dicono davvero le tue fotografie (se sai leggerle)

Torna in alto