
Introduzione
Ogni fotografia che realizzi contiene molte più informazioni di quelle che vedi a una prima occhiata. Non mostra soltanto il soggetto che hai fotografato, ma anche le decisioni che hai preso: dove ti sei posizionato, cosa hai incluso nell’inquadratura, cosa hai escluso, quale momento hai scelto e come hai gestito la luce.
Per questo il tuo archivio fotografico può diventare uno strumento molto utile per capire cosa stai facendo bene e dove invece continui a commettere gli stessi errori.
Il problema è che spesso guardiamo le nostre fotografie soltanto per decidere quali conservare e quali eliminare. In questo modo perdiamo una parte importante dell’esperienza: capire perché una fotografia funziona oppure perché non funziona.
Una fotografia non è un voto
Quando riguardi una fotografia è facile arrivare immediatamente a una conclusione: bella, brutta, riuscita, sbagliata.
Questo giudizio può essere utile quando devi fare una selezione, ma non è sufficiente per imparare.
Dire che una fotografia è “brutta” non ti spiega cosa dovresti modificare. Dire invece che il soggetto si perde nello sfondo, che la luce non separa abbastanza gli elementi oppure che hai scattato troppo presto ti dà un’informazione concreta.
La differenza è importante: il giudizio chiude l’analisi, mentre una domanda la apre.
Prima descrivi la fotografia, poi giudicala
Un buon metodo consiste nel separare due momenti diversi.
Prima osserva quello che è realmente presente nell’immagine senza cercare di stabilire se ti piace.
Puoi chiederti:
- Qual è il soggetto principale?
- Dove cade per primo il mio sguardo?
- Quali sono gli elementi più luminosi?
- Ci sono elementi che attirano l’attenzione più del soggetto?
- Quanto spazio occupa il soggetto?
- Lo sfondo aiuta oppure distrae?
- La luce valorizza la scena?
- Il momento scelto aggiunge qualcosa alla fotografia?
Solo dopo questa osservazione puoi chiederti se il risultato corrisponde a quello che volevi ottenere.
Questo passaggio evita di trasformare ogni fotografia in un giudizio generico su di te o sulle tue capacità.
Guarda dove va il tuo occhio
Una delle domande più utili è anche una delle più semplici: dove guardo per primo?
Se il soggetto principale è una persona ma il tuo sguardo viene attirato immediatamente da una finestra molto luminosa, da un cartello o da un elemento colorato sullo sfondo, probabilmente c’è un problema di gerarchia visiva.
Non significa necessariamente che la fotografia sia sbagliata. Significa che devi capire se quella gerarchia corrisponde alla tua intenzione.
Se volevi che il cartello fosse parte importante della fotografia, il risultato potrebbe essere perfettamente coerente. Se invece volevi raccontare esclusivamente la persona, hai trovato un elemento da correggere.
La composizione rivela le tue abitudini
Le fotografie possono mostrarti schemi che durante lo scatto non riconosci.
Se osservando il tuo archivio scopri che il soggetto è quasi sempre al centro, che lasci sempre molto spazio davanti alle persone oppure che utilizzi quasi sempre inquadrature molto strette, non devi necessariamente considerarlo un difetto.
È però un’informazione.
Significa che quella soluzione compositiva è diventata parte del tuo modo abituale di fotografare.
A quel punto puoi decidere se mantenerla perché ti rappresenta oppure provare deliberatamente soluzioni diverse.
Confronta fotografie della stessa scena
Il confronto tra immagini simili è uno degli strumenti più efficaci per capire le tue decisioni fotografiche.
Se hai realizzato cinque fotografie dello stesso soggetto, non scegliere immediatamente la prima che ti sembra buona.
Metti le immagini una accanto all’altra e osserva cosa cambia.
Forse in una hai utilizzato una distanza maggiore. In un’altra hai spostato il soggetto verso il bordo dell’inquadratura. In una terza hai aspettato che una persona entrasse nella scena.
Chiediti quale modifica rende realmente più efficace l’immagine.
In questo modo inizi a collegare una scelta precisa a una conseguenza visiva precisa.
Le fotografie ripetute sono informazioni preziose
Se molte fotografie del tuo archivio si assomigliano, non eliminarle semplicemente perché sono ripetitive.
Utilizzale per capire cosa stai cercando.
Controlla se ricorrono:
- la stessa distanza dal soggetto;
- la stessa altezza della fotocamera;
- lo stesso tipo di luce;
- le stesse composizioni;
- gli stessi soggetti;
- gli stessi momenti della giornata.
La ripetizione può indicare una preferenza precisa, ma può anche rivelare un automatismo.
La differenza la fa la consapevolezza. Se sai di ripetere una soluzione e continui a utilizzarla perché la ritieni efficace, è una scelta. Se non ti eri mai accorto di farlo, hai appena scoperto qualcosa sul tuo modo di fotografare.
Le fotografie che non funzionano sono spesso le più utili
Le fotografie riuscite sono gratificanti, ma quelle che non funzionano possono fornire informazioni ancora più precise.
Quando una fotografia non ti convince, evita di cancellarla immediatamente. Cerca prima di capire quale elemento la rende debole.
Può essere:
- un’inquadratura confusa;
- un soggetto poco riconoscibile;
- una luce poco adatta;
- un momento sbagliato;
- un elemento di disturbo;
- un problema di esposizione;
- un movimento non controllato;
- una distanza poco efficace dal soggetto.
Se riesci a individuare il problema, quella fotografia diventa materiale di studio.
Non cercare sempre un errore tecnico
È facile analizzare una fotografia partendo dalla tecnica: nitidezza, esposizione, ISO, messa a fuoco.
Sono aspetti importanti, ma non spiegano tutto.
Una fotografia può essere perfettamente nitida, correttamente esposta e tecnicamente impeccabile senza essere particolarmente efficace.
Quando una fotografia non funziona, quindi, controlla prima gli aspetti tecnici ma poi passa alle domande più importanti: cosa sto mostrando? Perché l’ho fotografato? Il modo in cui l’ho inquadrato aiuta davvero a comunicarlo?
Questo permette di evitare un errore frequente: cercare una soluzione tecnica quando il problema riguarda in realtà la scelta del soggetto o della composizione.
Il momento dello scatto dice molto
Quando confronti più fotografie della stessa scena, osserva anche il momento in cui hai premuto il pulsante.
Una persona potrebbe avere una posizione più interessante in una fotografia rispetto a un’altra. Una nuvola potrebbe aver modificato la luce. Un’auto potrebbe essere entrata nell’inquadratura. Un gesto potrebbe essere iniziato o terminato.
Queste differenze aiutano a capire se tendi a fotografare troppo presto oppure se riesci ad aspettare il momento più efficace.
Se ti accorgi che le fotografie migliori sono quasi sempre quelle realizzate dopo qualche secondo di attesa, hai trovato un’informazione concreta da utilizzare nelle prossime uscite.
Il contesto cambia la lettura della fotografia
Quando analizzi una fotografia, ricordati anche delle condizioni in cui l’hai realizzata.
Chiediti dove eri, che tipo di luce avevi, quanto tempo avevi a disposizione e quali possibilità avevi realmente di spostarti o modificare l’inquadratura.
Una fotografia realizzata durante un evento non può essere valutata esattamente come una fotografia realizzata con tutto il tempo necessario per costruire una scena.
Il contesto non deve diventare una giustificazione per ogni errore, ma serve a distinguere ciò che potevi controllare da ciò che dipendeva dalla situazione.
Guarda le fotografie a distanza di tempo
Il momento in cui osservi le fotografie può influenzare molto il giudizio.
Subito dopo aver fotografato sei ancora coinvolto nella situazione. Ricordi la luce, il luogo, quello che è successo pochi secondi prima dello scatto.
Una fotografia che ti sembrava straordinaria sul display può apparire molto meno interessante il giorno dopo.
Questo non significa che il primo giudizio fosse inutile. Significa semplicemente che hai due informazioni diverse.
Prova quindi a fare una prima selezione subito dopo l’uscita e una seconda analisi a distanza di qualche giorno.
Il confronto tra queste due valutazioni può aiutarti a capire quali fotografie funzionano anche quando l’emozione del momento è passata.
Non analizzare troppe fotografie contemporaneamente
Un archivio di centinaia o migliaia di immagini può diventare impossibile da leggere se provi ad analizzarlo tutto insieme.
È molto più efficace scegliere poche fotografie.
Puoi selezionare, per esempio, tre immagini che ritieni riuscite e tre che invece non ti convincono.
Per ognuna cerca di individuare una sola caratteristica principale che funziona e una sola che vorresti modificare.
Questo rende l’analisi più concreta e ti permette di trasformare l’osservazione in un obiettivo per le fotografie successive.
Trasforma ciò che scopri in una decisione
L’analisi ha valore soltanto se produce una modifica nel tuo comportamento fotografico.
Se scopri che i tuoi soggetti sono spesso troppo piccoli, durante la prossima uscita puoi prestare attenzione alla distanza.
Se noti che le fotografie sono frequentemente confuse, puoi concentrarti sulla pulizia dell’inquadratura.
Se invece ti accorgi che scatti quasi sempre appena arrivi davanti a una scena interessante, puoi provare ad aspettare qualche secondo prima di fotografare.
Una buona analisi non serve a descrivere meglio le fotografie che hai già fatto. Serve a modificare quelle che farai dopo.
Le tue fotografie mostrano anche cosa stai cercando
Con il tempo potresti notare che alcune caratteristiche ritornano continuamente nelle tue immagini.
Potresti essere attratto dalle persone isolate, dalle geometrie, dalla luce laterale, dagli spazi vuoti, dalle situazioni affollate o dai momenti di passaggio.
Non devi necessariamente trasformare queste ricorrenze in uno stile fotografico.
Però sono indicazioni utili per capire quali situazioni attirano spontaneamente la tua attenzione.
Allo stesso tempo, osservare ciò che non fotografi può essere altrettanto interessante. Se eviti sistematicamente determinati soggetti o situazioni, chiediti perché.
Leggere le fotografie è un esercizio, non un talento
All’inizio potresti riuscire a individuare soltanto problemi molto evidenti. È normale.
Con la pratica inizierai a riconoscere differenze più sottili: una posizione leggermente migliore, una luce più adatta, un elemento che disturba la composizione o un momento che rende la scena più efficace.
Non è necessario diventare immediatamente capaci di spiegare ogni fotografia nei minimi dettagli.
È sufficiente imparare a osservare con maggiore precisione rispetto a prima.
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Conclusione
Le tue fotografie non possono dirti se sei un bravo o un cattivo fotografo. Possono però mostrarti molto chiaramente come stai fotografando in questo momento.
Possono evidenziare le tue abitudini, le tue preferenze, gli errori che continui a ripetere e le situazioni in cui riesci a prendere decisioni più efficaci.
Per questo vale la pena smettere di guardare le fotografie soltanto per decidere quali sono belle e quali sono da eliminare.
Osservale per capire cosa è successo durante lo scatto e quale decisione ha prodotto quel risultato.
La crescita fotografica non consiste soltanto nel realizzare fotografie migliori. Consiste anche nel diventare più capaci di capire perché una fotografia funziona o non funziona.
Ed è proprio questa capacità che, nel tempo, rende più consapevoli le scelte fatte prima di premere il pulsante.
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