Chi sono

Foto di Valentina

Mi chiamo Daniele Tranchita, vivo a Capo d’Orlando e la fotografia mi accompagna da sempre.

Da bambino avevo quelle macchinette a rullino economiche, le scatolette rettangolari. Niente di serio. Poi, nei primi anni Duemila, un viaggio a Londra con gli amici: mi portai la Olympus di famiglia, a rullino. Quando ho sviluppato quelle foto ho capito che c’era qualcosa.

La prima digitale fu una Vivitar cromata, con quegli adesivi che vantavano i superpoteri di quella tecnologia nuova. Andava a pile stilo e le divorava.

Valentina

Nel 2007 nella mia vita è arrivata Valentina. Io lavoravo già nel mondo del beauty, lei era all’ultimo anno di scenografia, pronta per la specialistica in fotografia. Perché Valentina è fotografa.

Da lì è stato un crescendo: uscite fotografiche, sperimentazioni, gruppi. Ancora oggi è lei che trova i posti, e io la seguo. Molte delle foto in cui ci sono io le ha scattate lei.

Daniele Tranchita fotografa un paesaggio di colline verdi con pale eoliche sullo sfondo. La foto con la X100VI resta per un altro articolo.
Foto di Valentina

Dalle reflex alla leggerezza

La prima reflex fu una Nikon D60 con il 18-55 del kit. Poi il passaggio a Canon, e dalle APS-C al full frame: macchine sempre più grandi, obiettivi sempre più pesanti.

Ma non mi sentivo a mio agio. Mi piaceva vendere, scambiare, provare.

Poi arrivò una Lumix LX100, piccola e leggera. Cominciavo a capire una cosa importante: per fotografare davvero, devi restare leggero. Eppure la misi in vendita lo stesso.

Mi contattò un amico di Palermo, Davide: “Daniele, la prendo io. Però devo togliere una Fuji X-T1 con il 23 f/1.4. Ti interessa?”

Una compatta Fuji l’avevo già avuta, la X20, ma una Fuji con le ottiche intercambiabili mai, e mi intrigava parecchio. Ci pensai quattro giorni. Alla fine accettai: la LX100 più un conguaglio, ovviamente a suo favore, in cambio della X-T1.

Fujifilm X-T1 con obiettivo XF 23mm f/1.4 e paraluce, vista dall'alto sul sedile di un'auto
Il giorno che l’ho portata a casa.

Da allora non ci siamo più separati.

Negli anni sono arrivate altre fotocamere, altri obiettivi, cambiati e provati. Ma sempre Fujifilm. Leggere, silenziose, fatte per stare in strada, in un bosco o in mezzo alla gente senza farsi notare. Erano quello che cercavo da anni, solo che ancora non lo sapevo.

In questi vent’anni di fotografia qualche soddisfazione è arrivata. Ho vinto il primo Concorso fotografico Città di San Marco d’Alunzio, dedicato ai paesaggi aluntini, e tre mie foto sono state pubblicate su Il Fotografo, nella sezione dei lettori. Niente di più, ma per un appassionato vuol dire tanto.

Perché ShotAndGo

ShotAndGo nasce dal bisogno di raccontare le mie storie. E sono sicuro che cento, mille, centomila di voi le hanno vissute uguali, e vorrebbero raccontarle anche loro.

Sono decenni che volevo aprirmi al web, e non ho mai avuto il coraggio. Adesso l’ho trovato.

Vorrei che ShotAndGo fosse una casa. Entri, ti accomodi sul divano, con la tua tazza di caffè, e ti leggi un articolo in pace. Entri nella scena, immagini di esserci.

E vorrei che, leggendo, a qualcuno tornasse la voglia di uscire a fotografare. Quella voglia che a volte si perde.

Scrivimi

Se hai una domanda, una storia da raccontarmi o una tua foto da mostrarmi, scrivimi dalla pagina contatti. Rispondo sempre.

E se sei un’azienda o un negozio e ti piace il modo in cui racconto la fotografia, guarda la pagina Collaborazioni: mi piacerebbe parlarne.

Se sei appena arrivato, inizia da qui.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
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I 5 errori che rovinano le tue foto

Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.

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