Fujifilm XF 27mm f/2.8: il pancake che cambia il modo di fotografare

Ci sono obiettivi che migliorano la qualità delle fotografie. E poi ci sono obiettivi che migliorano il modo in cui fotografi.

Il Fujifilm XF 27mm f/2.8 appartiene alla seconda categoria.

È piccolo. È leggero. È discreto. Quando lo monti su una Fujifilm X, quasi scompare.

Ed è proprio questo il punto.

Non è un obiettivo progettato per impressionarti con un’apertura estrema o con uno sfocato spettacolare. Non cerca di trasformare ogni fotografia in una dimostrazione delle possibilità dell’attrezzatura.

Fa qualcosa di molto più semplice: toglie peso alla fotocamera e attenzione alla lente.

E quando l’attrezzatura smette di occupare spazio nella tua testa, può diventare più facile concentrarsi su quello che hai davanti.

Che focale è davvero il 27mm?

Su una Fujifilm con sensore APS-C, il 27mm offre un angolo di campo equivalente a circa 41mm nel formato full frame.

È una posizione particolare.

Non è il classico 35mm equivalente, più ampio e narrativo. Non è nemmeno il 50mm, più concentrato sul soggetto.

Si trova esattamente in mezzo.

Questa caratteristica rende il 27mm interessante perché non impone un linguaggio fotografico preciso. Può funzionare nella street, nel viaggio, nel reportage leggero e nella fotografia quotidiana, ma senza spingerti necessariamente verso uno di questi generi.

È una focale abbastanza ampia per includere l’ambiente e abbastanza stretta per dare una certa importanza al soggetto.

In altre parole, non ti dice come fotografare.

Ti lascia decidere.

41mm equivalenti: una prospettiva molto naturale

Il 41mm equivalente è una focale che può sembrare difficile da collocare proprio perché non appartiene alle categorie più classiche.

Ma è anche questo a renderla interessante.

Il campo visivo rimane abbastanza vicino alla percezione quotidiana. Non c’è la sensazione di ampiezza di un grandangolo e non c’è la compressione di una focale più lunga.

Quando fotografi una persona, puoi includere parte dell’ambiente senza dover arretrare troppo. Quando fotografi una strada, puoi concentrarti su una porzione della scena senza perdere completamente il contesto.

È una focale che funziona bene quando vuoi che la fotografia sembri osservata, più che costruita.

Il pancake è il vero motivo per cui esiste

La caratteristica più importante del 27mm non è probabilmente il 27mm.

È il fatto che questo 27mm sia un pancake.

La versione originale misura appena 23 mm in lunghezza e pesa circa 78 grammi. La versione XF27mmF2.8 R WR mantiene lo stesso spessore di circa 23 mm e pesa circa 84 grammi.

Numeri così piccoli cambiano concretamente il modo in cui utilizzi una fotocamera.

Montato su una X-E, una X-T compatta o una X-Pro, il 27mm non trasforma il corpo macchina in un sistema ingombrante. Al contrario, mantiene quella sensazione di fotocamera che puoi portare con te senza doverci pensare.

La macchina può stare in una piccola borsa. Può essere tenuta al collo per ore. Può accompagnarti anche quando non avevi programmato di fotografare.

Ed è qui che il pancake smette di essere una caratteristica tecnica e diventa una caratteristica fotografica.

Una Fuji che sembra quasi una compatta

Il 27mm f/2.8 è uno di quegli obiettivi che possono cambiare completamente la percezione di una fotocamera.

Con uno zoom grande o con un fisso luminoso e voluminoso, una mirrorless APS-C comunica immediatamente l’idea di una fotocamera importante.

Con il 27mm, invece, il sistema diventa molto più discreto.

Non significa che nessuno noterà la fotocamera. Significa che l’attrezzatura smette di essere una presenza ingombrante.

Nella street questo può fare una differenza concreta. Ma anche nella fotografia di viaggio e nella vita quotidiana la discrezione permette di muoversi con maggiore naturalezza.

Il 27mm non rende soltanto la fotocamera più piccola. La rende più facile da avere con sé.

Le due versioni: cosa cambia davvero?

Del 27mm esistono due versioni principali: il XF27mmF2.8 originale, introdotto nel 2013, e il più recente XF27mmF2.8 R WR, arrivato nel 2021.

La base ottica rimane sostanzialmente la stessa: entrambe utilizzano uno schema di 7 elementi in 5 gruppi con un elemento asferico.

La differenza più importante non è quindi una rivoluzione nella resa ottica.

È nel modo in cui l’obiettivo viene utilizzato.

Il primo XF 27mm f/2.8

La prima versione è estremamente minimalista.

Non dispone della ghiera dei diaframmi che caratterizza molte ottiche XF e non offre la tropicalizzazione della versione successiva. Il suo peso di circa 78 grammi e il corpo sottilissimo, però, la rendono ancora oggi una delle soluzioni più compatte per il sistema X.

È un obiettivo che porta all’estremo il concetto di semplicità.

Lo monti e quasi dimentichi che sia lì.

Per chi trova un esemplare usato in buone condizioni a un prezzo interessante, può ancora essere una soluzione molto sensata.

La versione XF27mmF2.8 R WR

La seconda generazione conserva le dimensioni estremamente compatte, ma aggiunge alcune caratteristiche che la rendono più coerente con le Fujifilm X moderne.

La principale è la ghiera dei diaframmi, accompagnata dal pulsante di blocco della posizione A.

La versione R WR è inoltre resistente a polvere e spruzzi e può essere utilizzata in condizioni fredde fino a circa -10 °C quando abbinata a un corpo compatibile.

L’autofocus è stato inoltre rivisto con un motore interno progettato per offrire una messa a fuoco più rapida, precisa e silenziosa.

Il peso sale leggermente, arrivando a circa 84 grammi.

È una differenza praticamente irrilevante nell’uso quotidiano.

La WR è quindi la versione più completa, mentre la prima rimane quella più essenziale.

La qualità d’immagine: piccolo non significa necessariamente compromesso

Il fatto che il 27mm sia un pancake non significa che sia un obiettivo costruito soltanto per essere piccolo.

Lo schema ottico utilizza 7 elementi in 5 gruppi, con un elemento asferico. L’apertura massima è f/2.8 e il diaframma utilizza sette lamelle arrotondate.

La resa è complessivamente equilibrata e l’obiettivo può offrire una buona nitidezza già a tutta apertura, soprattutto al centro dell’immagine.

Come accade con molte ottiche così compatte, la resa ai bordi può migliorare chiudendo leggermente il diaframma.

Ma il punto non è cercare nel 27mm la stessa esperienza di un’ottica professionale molto luminosa.

La sua forza è riuscire a offrire una qualità d’immagine più che sufficiente senza chiederti di portare con te un obiettivo molto più grande.

f/2.8 non è spettacolare. Ed è proprio questo il punto.

Il diaframma massimo di f/2.8 non permette di ottenere lo stesso tipo di sfocato che puoi cercare con un 35mm f/1.4 o con un 56mm f/1.2.

Ma il 27mm non nasce per quello.

Su una focale equivalente a 41mm, f/2.8 può comunque essere sufficiente per isolare moderatamente un soggetto, soprattutto quando ti avvicini e mantieni una buona distanza tra il soggetto e lo sfondo.

Ma nella maggior parte delle situazioni il suo vero vantaggio è un altro: avere abbastanza luminosità per fotografare nella vita quotidiana senza trasformare l’obiettivo in un oggetto voluminoso.

Il compromesso tra f/2.8 e dimensioni è esattamente ciò che rende possibile il pancake.

Street photography: quasi invisibile

Il 27mm è particolarmente interessante nella street proprio per la sua discrezione.

La focale equivalente di 41mm permette di mantenere una prospettiva abbastanza naturale e di concentrarsi sulla scena senza dover necessariamente includere una grande quantità di ambiente.

Puoi seguire una persona, fotografare un gesto, aspettare un momento oppure costruire una composizione attraverso più elementi senza avere l’impressione di stare usando un’attrezzatura particolarmente invasiva.

Ma c’è una differenza importante rispetto al 23mm.

Il 27mm tende a essere più neutro. Racconta, ma lascia meno spazio intorno al soggetto.

Per questo può essere particolarmente interessante per chi vuole una street meno narrativa e più concentrata sul momento.

27mm contro 23mm: due modi diversi di stare nella scena

Il confronto con il XF23mm f/2 è probabilmente il più naturale.

Il 23mm offre circa 35mm equivalenti. Il 27mm arriva a circa 41mm.

La differenza sulla carta è piccola, ma nella pratica cambia il modo di costruire l’immagine.

Il 23mm è più ampio e tende a essere più narrativo. Ti permette di includere maggiormente l’ambiente e di lavorare vicino al soggetto mantenendo una buona quantità di contesto.

Il 27mm è più neutro. Ti porta leggermente più vicino e rende più facile concentrarti sul soggetto senza perdere completamente l’ambiente.

Se il 23mm dice “guarda questa persona dentro questo luogo”, il 27mm tende maggiormente a dire “guarda questa persona, e nota anche dove si trova”.

Non esiste una scelta migliore.

Esiste la focale che corrisponde meglio a quello che vuoi vedere.

Il 27mm e la sensazione della X100

C’è un motivo per cui il 27mm viene spesso associato alla filosofia delle fotocamere compatte Fujifilm.

La sua focale di circa 41mm equivalente si avvicina molto al tipo di prospettiva che molti fotografi apprezzano nelle fotocamere compatte con ottica fissa.

Ma c’è una differenza fondamentale.

Con una fotocamera a ottica fissa sei legato a quella lente. Con una Fujifilm X e il 27mm puoi mantenere quella sensazione di semplicità e, quando vuoi, sostituire l’obiettivo.

Puoi quindi costruire un sistema leggerissimo attorno a una sola lente oppure avere il 27mm come ottica compatta da portare quando non vuoi uscire con un corredo completo.

È probabilmente questa la sua interpretazione più interessante del concetto di pancake.

Viaggio: il peso che non senti

In viaggio il vantaggio del 27mm diventa ancora più evidente.

84 grammi sono quasi irrilevanti all’interno di uno zaino. Anche aggiungendo una seconda lente compatta, il sistema rimane estremamente leggero.

Puoi camminare per ore, entrare in un museo, attraversare una città o salire su un punto panoramico senza avere la sensazione di trasportare un’attrezzatura fotografica importante.

E questo porta a una conseguenza semplice ma spesso sottovalutata: fotografi più facilmente.

Non devi prepararti per fotografare.

La fotocamera può semplicemente essere con te.

Fotografia quotidiana: forse è il suo vero genere

Il 27mm f/2.8 è difficile da definire attraverso un solo genere fotografico perché nasce proprio per non appartenere completamente a nessuno.

Può essere street al mattino, fotografia di viaggio durante il giorno e fotografia quotidiana la sera.

Può accompagnarti al mercato, durante una passeggiata, in un viaggio o semplicemente durante una giornata normale.

Questa è probabilmente la sua vera identità.

Non è una lente per un genere. È una lente per una vita fotografata senza troppe complicazioni.

Autofocus: la differenza tra le due generazioni

La versione originale utilizza un sistema autofocus ormai appartenente a una generazione precedente del sistema X. È utilizzabile e può essere perfettamente adeguato per la fotografia quotidiana, ma può risultare meno silenzioso e meno reattivo rispetto alle ottiche più recenti.

La versione R WR ha invece un motore interno aggiornato e offre una messa a fuoco più rapida, precisa e silenziosa.

Questo non trasforma il 27mm in un obiettivo sportivo.

Non è nato per inseguire soggetti che corrono o per affrontare situazioni di tracking particolarmente impegnative.

È nato per qualcosa di diverso: camminare, osservare e reagire a quello che succede davanti alla fotocamera.

Il vero limite: non è un obiettivo luminoso

Il principale compromesso del 27mm è evidente.

Con f/2.8 hai meno margine rispetto a un 23mm f/2 o a un 35mm f/1.4 quando la luce diminuisce. Hai anche meno possibilità di lavorare sulla profondità di campo.

Ma è importante capire che questo limite non è un errore di progettazione.

È la conseguenza diretta della scelta di realizzare un obiettivo spesso soltanto 23 mm.

Se volessi f/1.4 mantenendo la stessa qualità ottica, il 27mm dovrebbe necessariamente diventare molto più grande.

E nel momento in cui diventasse grande, perderebbe proprio la caratteristica per cui esiste.

Il pancake deve accettare dei compromessi per poter rimanere un pancake.

Quando il 27mm potrebbe non bastare

Se ami i ritratti con sfondo fortemente sfocato, un obiettivo più luminoso sarà più adatto. Se fotografi spesso in condizioni di luce molto scarsa, un f/1.4 o f/2 può offrirti maggiore libertà.

Se invece vuoi una fotografia molto narrativa, nella quale il rapporto tra soggetto e ambiente è centrale, il 23mm può risultare più naturale.

E se fotografi prevalentemente paesaggi molto ampi o architettura in spazi ristretti, potresti avere bisogno di una focale più corta.

Il 27mm non vuole risolvere tutti questi problemi.

Vuole essere la lente che non hai problemi a portare con te.

Prima versione o R WR?

Se trovi la prima versione a un prezzo interessante e in buone condizioni, può ancora essere un acquisto molto sensato.

Il vantaggio principale è la possibilità di ottenere un pancake estremamente leggero spendendo meno, soprattutto nel mercato dell’usato.

La versione R WR, però, è più completa.

La ghiera dei diaframmi rende l’esperienza più coerente con la filosofia delle Fujifilm X, il blocco della posizione A evita modifiche involontarie e la tropicalizzazione aumenta la tranquillità nell’uso all’aperto.

Inoltre l’autofocus è stato aggiornato.

Se la differenza di prezzo è contenuta, la WR è probabilmente la scelta più equilibrata per chi vuole utilizzare il 27mm come obiettivo principale da tutti i giorni.

Per chi ha davvero senso nel 2026?

Il 27mm f/2.8 continua ad avere senso soprattutto per chi cerca leggerezza, discrezione e semplicità.

È particolarmente adatto a chi viaggia leggero, a chi fotografa tutti i giorni, a chi ama le Fujifilm compatte e a chi preferisce avere una macchina fotografica sempre con sé piuttosto che un corredo completo lasciato a casa.

Ha meno senso per chi cerca prestazioni estreme, sfocato pronunciato o la massima luminosità possibile.

Ma se il tuo obiettivo è costruire una configurazione che non ti faccia pensare continuamente all’attrezzatura, il suo peso ridotto e il suo ingombro quasi inesistente diventano caratteristiche molto più importanti di quanto possa sembrare leggendo una scheda tecnica.

Il pancake cambia il rapporto con la fotocamera

È questo, probabilmente, il punto più interessante del 27mm.

Un obiettivo grande ti ricorda continuamente che stai portando una fotocamera.

Un pancake può fare l’opposto.

La macchina entra nella vita quotidiana. Non richiede una preparazione particolare. Non occupa troppo spazio. Non pesa abbastanza da diventare un fastidio.

E quando qualcosa di interessante accade, è già lì.

Non devi decidere se vale la pena portare con te la fotocamera.

Ce l’hai già.

Questa è una caratteristica che nessun grafico MTF può misurare.

Conclusione

Il Fujifilm XF 27mm f/2.8 non è una lente spettacolare.

Non è quella che scegli per ottenere il massimo sfocato, la massima luminosità o prestazioni estreme.

È una lente intelligente.

La sua focale equivalente di circa 41mm è abbastanza naturale da adattarsi a moltissime situazioni. Il diaframma f/2.8 offre un buon equilibrio tra luminosità e dimensioni. E il formato pancake porta tutto il sistema verso una direzione precisa: meno peso, meno ingombro, meno distrazioni.

La versione originale rimane interessante per chi cerca la massima semplicità e un buon rapporto tra dimensioni e prezzo. La R WR è invece la scelta più completa per chi vuole la ghiera dei diaframmi, una costruzione resistente alle intemperie e un autofocus più moderno.

In entrambi i casi, però, il concetto rimane lo stesso.

Il 27mm non cerca di trasformare la fotografia in una dimostrazione tecnica.

Ti toglie peso. Ti toglie distrazioni. Ti lascia fotografare.

E spesso è proprio questo che serve.

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