Obiettivi Fuji X: quale scegliere davvero, raccontato da chi li ha usati

Se cerchi il miglior obiettivo Fuji, ti dico subito una cosa: non esiste. Esiste l’obiettivo giusto per quello che fotografi tu, per come cammini, per quanto peso sei disposto a portarti dietro.

In più di quindici anni di Fujifilm di obiettivi ne sono passati parecchi dalle mie mani. Alcuni li ho amati, altri li ho venduti, uno l’ho venduto e ricomprato quattro volte. Questa non è una guida fatta con le schede tecniche: qui parlo solo di obiettivi che ho usato davvero, in strada, in montagna, la sera quando la luce non c’è.

Se proprio devo sceglierne uno, quello rimasto nel cuore è il 23 f/1.4 prima versione. È stata la mia prima lente Fuji: sono partito col botto, con un fisso. Ha quel sapore perfetto ma imperfetto. Sfocato stupendo, definito al massimo, ma non come gli obiettivi moderni: definito alla vecchia maniera, sui sensori da 16 megapixel.

Donna con il velo seduta di notte davanti a un mercato illuminato, vista attraverso una rete.
Fujifilm X-T1 e XF 23 f/1.4, il mio primo obiettivo Fuji.

File amarcord e file moderni

Prima di parlare di focali, una cosa che le schede tecniche non dicono. Con gli anni mi sono accorto che gli obiettivi Fuji si dividono in due famiglie, e non c’entra il prezzo.

Ci sono quelli che fanno file amarcord: il 23 f/1.4 prima versione, il 56 f/1.2, il 16-55 f/2.8 prima versione. Hanno carattere, un po’ di nostalgia, una nitidezza che non ti taglia gli occhi.

E ci sono quelli che fanno file moderni: puliti, perfetti, a volte fin troppo. Il 90 f/2 è l’esempio migliore. Qualità eccelsa, ma se non stai attento i file sembrano troppo digitali.

Nessuna delle due famiglie è meglio dell’altra. Ma saperlo prima ti evita di comprare l’obiettivo “migliore” sulla carta e scoprire che non è il tuo.

E poi c’è l’Helios 44

Se parliamo di file amarcord, non posso non citarlo. Non è un Fuji, è un vecchio obiettivo sovietico, e per me è un must. Un gran bel pezzo di metallo.

Lo uso sulla X-T1 con l’apposito adattatore. È un 58mm, e sul sensore APS-C della Fuji diventa circa un 87 equivalente: un po’ lunghetto come focale, ma divertente. Lo sfocato a vortice è fantastico, inimmaginabile sulle lenti moderne. La messa a fuoco è manuale, e io la faccio rigorosamente con il focus peaking della X-T1: mi aiuta parecchio.

X-T1 con l'Helios e l'adattatore M42
La mia X-T1 con l’Helios 44 e l’adattatore M42.
Helios 44 su Fujifilm X-T1, 2016.

Se parti dallo zoom del kit

Ho avuto l’XC 15-45, il 18-55 f/2.8-4 e oggi uso il 16-50 f/2.8-4.8, lo zoom che Fuji vende insieme alle fotocamere. Il mio consiglio è semplice: tienilo.

Non cambiarlo, affiancagli un fisso. Anche un 23 f/2, ma anche un 35 f/2: man mano che scatti ti rendi conto di cosa ti potrebbe servire. Cerca sempre due cose, compattezza e luminosità.

E lo zoom, prima o poi, torna sempre utile. Una festa in casa, il compleanno dei nonni: lì non vuoi cambiare obiettivo, vuoi portare a casa la foto.

Quando arriva il momento del primo fisso

Non c’è una regola. C’è chi lo avverte, sente l’esigenza, a volte vuole rischiare: l’occhio e il cervello desiderano comporre. Molte volte lo prendi per la qualità, altre per la luminosità, altre per curiosità.

Ma c’è un modo pratico per capirlo. Sfoglia le tue foto sul computer e guarda a quale focale scatti più spesso: Lightroom e quasi tutti i programmi te lo dicono nelle informazioni dello scatto. Se ti accorgi che lo zoom lo usi quasi sempre allo stesso punto, quella è la focale del tuo primo fisso. A quel punto lo prendi proprio perché ti basta.

Street e viaggi: il 18 o il 23

Per la street, secondo il mio modo di fotografare, le focali perfette sono due: il 18mm e il 23mm, cioè un 28 e un 35 equivalenti.

Non è una regola. C’è chi scatta con il 35mm, un 50 equivalente, e si trova benissimo. Io no: mi sentivo un pelino distante dalla scena. C’è anche chi si diverte con il 16mm. Per me è troppo ampio: non riesco a comporre come vorrei e sarei costretto a croppare. Lecito, ma preferisco raddrizzare, eventualmente. Perché di foto storte, quando fai street, se ne fanno.

Di entrambi ho avuto due versioni, quella piccola e quella luminosa. Ed è qui che le cose si fanno interessanti.

23 f/2 o 23 f/1.4

È una questione di budget, o di scelta. La qualità è davvero alta per entrambi: l’f/2 si difende bene, l’f/1.4 è il 23 senza discussioni. La differenza di dimensioni e peso si avverte: uno piccino e leggero, l’altro più grande e pesante, perché è 1.4, ma sempre nei limiti del trasportabile.

Oggi esiste anche una versione compatta, il 23 f/2.8. Sembra bello, e su una X-E5 è la morte sua. Non l’ho ancora provato: prima o poi lo farò, e vi farò sapere.

Anziano seduto di spalle su una sedia in una strada di paese, con una rocca sullo sfondo.
XF 23 f/2: il piccolo si difende bene.

18 f/2 o 18 f/1.4

Qui la suonata cambia. Il 18 f/2 sembra antico, datato, ed effettivamente lo è. Non è tra i migliori fissi Fuji: arranca leggermente nella messa a fuoco, passabilissima, e la nitidezza non ti fa gridare al miracolo. Però è compatto, piccolo, con un paraluce fighissimo. Ne ho avuti quattro: lo vendevo e poi mi mancava, e lo ricompravo.

Bambino seduto sul pavimento di marmo accanto a un binocolo panoramico, un uomo guarda i tetti di Firenze.
XF 18 f/2, quello venduto e ricomprato quattro volte.

Poi c’è sua maestà il 18 f/1.4. Più grande, ma è un 1.4. Qualità elevata a potenza, una tridimensionalità da far confondere gli esperti di confronti tra full frame e APS-C. Provoca dipendenza. Da noi in Sicilia si dice: beddu assai.

Chiosco di legno illuminato in una piazza buia di Marzamemi, con sopra una terrazza dove un cuoco di spalle lavora sotto un gazebo luminoso.
XF 18 f/1.4, Marzamemi, di notte.

Ritratto: quattro obiettivi, quattro caratteri

Viltrox 85 f/1.8, prima versione. L’ho preso appena uscito. Pensai: finalmente un fisso lungo di qualità a un prezzo onesto. Ma rimase un pensiero. Si rivelò lento: quando beccavi bene il fuoco portavi a casa la foto, ma il margine di errore era troppo. Infatti in tempi brevi uscì la versione II, che non ho mai avuto.

56 f/1.2 APD. Che dire. Paffutello, non troppo ingombrante, sfocato da paura. Non è un fulmine, ma la qualità del file è bellissima: nostalgica, goduriosa. Un consiglio: se ce l’hai, tienilo. Non venderlo come ho fatto io.

50 f/2. Chi lo doveva dire. Fulmineo, nitido, piccolo piccolo, piacevolissimo da usare. È uno di quelli che tengo ancora.

Ritratto in bianco e nero di un uomo con la barba, di profilo, su fondo nero.
XF 50 f/2. Foto di Valentina.

90 f/2. Un livello superiore di lente. Qualità eccelsa e uno stacco dal soggetto spettacolare. È grande, sì, ma è un 90mm f/2. L’unico avvertimento è quello di prima: se non stai attento, i file sembrano troppo digitali. È l’opposto del mio 23 prima versione, e va saputo.

Il 90 f/2 e il 50 f/2: si vede bene chi è il piccolo piccolo.

Paesaggio: non solo grandangolo

Per il paesaggio li porterei quasi tutti. Dipende dal luogo, dalle condizioni, dalle distanze. Perché paesaggio non è soltanto scattare con il grandangolo: paesaggio può essere anche la cima di una montagna, e lì serve il 50-140 f/2.8.

XF 50-140 f/2.8, per la cima della montagna.

16-50 f/2.8-4.8. Quando voglio viaggiare leggero porto lui. Ottima nitidezza, velocissimo, zoom interno: non si allunga quando zoomi. È quello che uso in trekking.

Lago Maullazzo, Nebrodi. XF 16-50 a 16mm su Fujifilm X-T5. 

Sigma 17-40 f/1.8. Quando serve la massima qualità e posso permettermi attrezzatura più ingombrante e pesante. Con f/1.8 su uno zoom, al calar del sole non ne soffro.

Tra Malabotta e l’Argimusco, Fujifilm X-T5 e Sigma 17-40 f/1.8.

10-24 f/4. Per le ampie vedute. Sono foto che, anche solo a guardarle, sono sempre spettacolari. Ed è un f/4, quindi resta gestibile.

16-80 f/4. Per molti potrebbe essere il tuttofare migliore: un po’ più ingombrante, f/4, nitidezza buona. Io personalmente non mi ci sono trovato, ma questo dice più di me che di lui.

16-55 f/2.8, prima versione. Ci siamo separati per dimensioni e peso. Per chi ci lavora tutti i giorni ha senso: ti dà sicurezza, la certezza di portare a casa lo scatto, pulito, nitido il giusto. E anche lui ha quei file amarcord.

In breve

ObiettivoPer cosaIn una riga
XF 23 f/1.4 (prima versione)Street, viaggiIl mio primo amore: file amarcord, sfocato stupendo
XF 23 f/2Street, viaggiPiccolo e leggero, si difende bene
XF 18 f/1.4Street, viaggiSua maestà: tridimensionalità che crea dipendenza
XF 18 f/2Street, viaggiDatato, ma compatto: ne ho avuti quattro
XF 50 f/2RitrattoFulmineo e piccolo piccolo: lo tengo ancora
XF 56 f/1.2 APDRitrattoSfocato da paura: se ce l’hai, tienilo
XF 90 f/2RitrattoQualità eccelsa, file quasi troppo perfetti
Viltrox 85 f/1.8 (prima versione)RitrattoPrezzo onesto, messa a fuoco troppo incerta
XF 16-50 f/2.8-4.8Kit, trekkingLo zoom da tenere: leggero, veloce, nitido
Sigma 17-40 f/1.8Paesaggio, seraMassima qualità quando cala il sole
XF 10-24 f/4PaesaggioLe ampie vedute che stupiscono sempre
XF 50-140 f/2.8PaesaggioPer la cima della montagna
XF 16-80 f/4TuttofarePer molti il migliore, per me no
XF 16-55 f/2.8 (prima versione)Lavoro, tuttofareSicurezza totale, ma pesa
Helios 44 (adattato)Per divertirsiSfocato a vortice, messa a fuoco manuale con il focus peaking

Cosa c’è oggi nella mia borsa

Per il momento, e sottolineo per il momento, la mia borsa è questa.

  • La prima necessità: la X-T5 con il Sigma 17-40 f/1.8. È quella che porto nelle escursioni serali, dove la luce serve nella macchina perché intorno non ce n’è, quando il luogo lo consente e non devo camminare troppo.
  • Quando esco, tutti i giorni: la X-T4 con il 16-50. Leggera, veloce, nitida.
  • Per divertirmi: la X-T1 con l’Helios 44. Lei non la venderò mai.
La mia borsa di oggi.

Domani magari cambia. Anzi, è già cambiato: fino a stamattina in borsa c’era anche la X100VI, e l’ho venduta. Quindici anni di Fuji mi hanno insegnato soprattutto questo: l’obiettivo giusto è quello che hai voglia di portarti dietro. Quello che resta a casa nel cassetto, per quanto bello, non fa nessuna foto.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
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