Se usi una Fujifilm X, prima o poi arriva una domanda quasi inevitabile.
Meglio il 23mm f/2 o il 35mm f/1.4?
Sulla carta la differenza sembra minima.
Dodici millimetri.
Nella pratica, però, quei dodici millimetri possono cambiare completamente il modo in cui costruisci una fotografia.
Perché il 23mm e il 35mm non sono semplicemente due focali diverse.
Sono due modi diversi di stare davanti alla scena.
Il 23mm racconta.
Il 35mm seleziona.
E capire quale dei due sia davvero adatto a te significa prima di tutto capire come vuoi fotografare.
Prima di tutto: le equivalenze reali
Su una Fujifilm con sensore APS-C, il 23mm offre un angolo di campo equivalente a circa 35mm nel formato full frame.
Il 35mm, invece, equivale a circa 50mm full frame.
Quindi:
23mm → circa 35mm equivalente
35mm → circa 50mm equivalente
Sembrano differenze contenute.
Non lo sono.
Il 23mm permette di includere più ambiente e rende più semplice costruire una relazione tra soggetto e spazio.
Il 35mm restringe il campo visivo e porta naturalmente maggiore attenzione verso ciò che hai scelto di fotografare.
Non cambia soltanto quanto entra nell’inquadratura.
Cambia ciò che sei portato a considerare importante.
Il 23mm: dentro la scena
Il 23mm è una focale che tende a coinvolgere.
Per ottenere una presenza importante del soggetto nell’immagine devi spesso avvicinarti. E quando ti avvicini, l’ambiente entra inevitabilmente nella fotografia.
Una persona non è più semplicemente una persona.
È una persona dentro una strada, dentro una piazza, dentro un negozio, dentro un paesaggio.
Il luogo diventa parte della storia.
Per questo il 23mm funziona particolarmente bene con:
- street photography;
- reportage;
- fotografia di viaggio;
- scene quotidiane;
- ambienti interni;
- ritratto ambientato.
È una focale che ti invita a muoverti.
Ad avvicinarti.
A cercare il punto di ripresa.
Non osservi semplicemente la scena. Ci entri.
Il 35mm: un passo indietro
Con il 35mm la relazione cambia.
La focale equivalente di circa 50mm restringe il campo visivo e rende più facile concentrare l’attenzione sul soggetto.
Non significa necessariamente stare molto lontano.
Significa avere maggiore possibilità di separare ciò che vuoi raccontare da tutto quello che gli sta intorno.
Una persona può diventare il centro dell’immagine senza dover necessariamente mostrare una grande quantità di ambiente.
Un dettaglio può acquistare maggiore importanza.
Una scena quotidiana può diventare più intima.
Il 35mm tende quindi a portare verso:
- ritratto ambientato;
- street più selettiva;
- fotografia quotidiana;
- dettagli;
- scene intime;
- soggetti isolati dall’ambiente.
Se il 23mm ti invita a entrare nella scena, il 35mm ti permette più facilmente di scegliere cosa lasciare fuori.
La differenza vera è la distanza dal soggetto
È probabilmente questo l’aspetto più importante del confronto.
Quando utilizzi un 23mm e vuoi che una persona occupi una parte significativa dell’immagine, devi avvicinarti.
Con un 35mm puoi mantenere una distanza maggiore ottenendo un’inquadratura simile.
Questa differenza modifica anche la relazione psicologica con il soggetto.
Con il 23mm sei fisicamente più coinvolto.
Il soggetto può percepire maggiormente la presenza del fotografo e la fotografia può diventare più immediata e partecipata.
Con il 35mm puoi lasciare un po’ più di spazio.
Puoi osservare.
Aspettare.
Selezionare il momento.
Non è soltanto una questione tecnica. È una questione di relazione.
23mm f/2 contro 35mm f/1.4: cambia anche la luce
Il confronto diventa ancora più interessante se prendiamo in considerazione le aperture massime dei due obiettivi.
Il 23mm f/2 offre un’apertura massima di f/2.
Il 35mm f/1.4 arriva invece a f/1.4.
La differenza è di uno stop e un terzo circa.
Questo significa che il 35mm può lasciare entrare più luce e offre maggiori possibilità di lavorare con una profondità di campo ridotta.
Ma non significa semplicemente che il 35mm sia “più luminoso”.
La focale stessa contribuisce alla differenza di resa.
Un 35mm f/1.4, soprattutto a distanza ravvicinata, può separare il soggetto dallo sfondo in maniera molto più evidente rispetto a un 23mm f/2.
Il risultato è una fotografia più concentrata e spesso più morbida nelle zone fuori fuoco.
Il 35mm non offre soltanto più luce. Offre un altro modo di usare la profondità di campo.
Il 23mm è più narrativo
Quando utilizzi un 23mm, lo sfondo tende a rimanere più presente.
Questo non è necessariamente un limite.
Se stai fotografando una persona in un luogo particolare, il fatto che quel luogo rimanga leggibile può essere fondamentale.
Una strada, un mercato, un paesaggio o un interno possono raccontare tanto quanto il soggetto principale.
Il 23mm è quindi particolarmente efficace quando vuoi che la fotografia risponda anche alla domanda:
Dove siamo?
È una focale che tende a costruire una storia attraverso il rapporto tra soggetto e ambiente.
Il 35mm è più selettivo
Il 35mm tende invece a ridurre la quantità di informazioni presenti nella fotografia.
Questo può rendere più semplice creare un punto di attenzione.
Un volto, una persona, un oggetto o un particolare possono diventare il centro dell’immagine senza dover competere con tutto ciò che accade intorno.
È particolarmente interessante quando l’ambiente è troppo caotico o quando vuoi costruire una fotografia più intima.
Il 35mm può quindi rispondere meglio alla domanda:
Cosa voglio che guardi?
Il 23mm racconta il rapporto. Il 35mm mette maggiormente in evidenza il soggetto.
Street photography: quale dei due?
Non esiste una risposta assoluta, perché dipende dal tipo di street che vuoi fotografare.
Il 23mm è particolarmente efficace quando vuoi raccontare la città attraverso le persone e l’ambiente.
È adatto a scene dinamiche, situazioni ravvicinate e fotografie nelle quali il contesto è fondamentale.
Il 35mm tende invece verso una street più selettiva.
Puoi osservare una situazione e aspettare che il soggetto entri nel posto giusto. Puoi isolare una persona dalla confusione della strada e concentrarti maggiormente sul momento.
Non è quindi corretto dire semplicemente:
23mm = street
35mm = ritratto
Entrambi possono fare entrambe le cose.
Cambia il modo in cui lo fanno.
In viaggio: il 23mm ha un vantaggio concreto
Se devi partire con un solo obiettivo e prevedi di fotografare soprattutto città, luoghi, interni e situazioni quotidiane, il 23mm può offrire una maggiore flessibilità.
La sua ampiezza permette di gestire più facilmente gli spazi ristretti e di includere una maggiore quantità di ambiente.
Una piazza, una strada stretta, una stanza o un edificio possono essere fotografati senza dover arretrare continuamente.
Puoi inoltre realizzare ritratti ambientati senza dover scegliere tra persona e luogo.
Per un viaggio nel quale vuoi costruire una vera storia fotografica, questo può essere un vantaggio importante.
Quando il 35mm diventa più interessante in viaggio
Se invece il tuo modo di viaggiare consiste soprattutto nell’osservare persone, dettagli e momenti più intimi, il 35mm può risultare più adatto.
La focale equivalente a 50mm è molto efficace quando vuoi concentrarti su una scena senza includere necessariamente tutto quello che accade intorno.
È inoltre più interessante se ami lavorare con la profondità di campo e con la luce ambiente.
Un ritratto davanti a una finestra, una persona seduta in un caffè o un dettaglio osservato durante una passeggiata possono acquistare una resa completamente diversa con il 35mm f/1.4.
Fotografia quotidiana: qui la scelta diventa personale
Entrambe le focali sono abbastanza versatili da poter essere utilizzate tutti i giorni.
Ma proprio nell’uso quotidiano emerge maggiormente la differenza di carattere.
Con il 23mm puoi fotografare praticamente tutto senza dover arretrare troppo. È più tollerante negli ambienti piccoli e rende naturale includere il contesto.
Con il 35mm devi essere più selettivo.
Potresti dover fare qualche passo indietro oppure scegliere con maggiore attenzione cosa mettere nell’inquadratura.
Ma questa limitazione può diventare un vantaggio.
Una focale leggermente più stretta può aiutarti a eliminare il superfluo.
Ritratto ambientato: il vantaggio del 35mm
Se il ritratto ambientato è una parte importante della tua fotografia, il 35mm f/1.4 ha un vantaggio evidente.
La focale equivalente a circa 50mm permette di mantenere una prospettiva naturale e, grazie all’apertura f/1.4, di separare maggiormente il soggetto dall’ambiente.
Puoi quindi mantenere leggibile il luogo senza permettere che rubi tutta l’attenzione.
È un equilibrio particolarmente interessante.
Il soggetto rimane protagonista.
Ma il luogo continua a raccontare qualcosa.
Gli interni: qui il 23mm vince facilmente
Quando lo spazio fisico è limitato, il 23mm offre un vantaggio evidente.
Un equivalente di circa 35mm è abbastanza ampio da permettere di fotografare una stanza, un piccolo locale o un ambiente architettonico senza dover necessariamente arretrare fino alla parete opposta.
Il 35mm può naturalmente essere utilizzato negli interni, ma richiede più spazio per ottenere la stessa quantità di scena.
Se fotografi spesso architettura, design, interni o ambienti piccoli, questa differenza può diventare determinante.
La profondità di campo cambia completamente il carattere
Uno dei motivi per cui il 35mm f/1.4 può sembrare più “cinematografico” rispetto al 23mm f/2 è la possibilità di lavorare con una profondità di campo più ridotta.
Il soggetto può essere separato dallo sfondo in maniera evidente.
Ma bisogna stare attenti a non trasformare questa caratteristica in un semplice effetto.
Lo sfocato è utile quando serve a semplificare la scena, guidare lo sguardo o creare una determinata atmosfera.
Il 35mm f/1.4 permette di farlo con grande facilità.
Il 23mm f/2, invece, tende a mantenere maggiormente leggibile ciò che circonda il soggetto.
Ancora una volta:
il 23mm racconta il contesto.
Il 35mm controlla maggiormente il contesto.
Due obiettivi, due modi di muoversi
Una cosa che spesso non viene considerata nei confronti tra focali è il modo in cui cambiano i movimenti del fotografo.
Con il 23mm ti muovi spesso avanti e indietro per trovare la giusta relazione tra soggetto e ambiente.
Con il 35mm puoi lavorare maggiormente sulla posizione del soggetto all’interno dell’inquadratura e sulla distanza che vuoi mantenere.
Il 23mm tende quindi a rendere il fotografo più fisicamente coinvolto.
Il 35mm permette più facilmente di osservare e aspettare.
Non è una regola assoluta.
Ma dopo molte ore di utilizzo la differenza si percepisce.
La vera tabella comparativa
| Caratteristica | 23mm f/2 | 35mm f/1.4 |
|---|---|---|
| Equivalente full frame | Circa 35mm | Circa 50mm |
| Apertura massima | f/2 | f/1.4 |
| Campo visivo | Più ampio | Più stretto |
| Street immersiva | ★★★★★ | ★★★★☆ |
| Street selettiva | ★★★★☆ | ★★★★★ |
| Ritratto ambientato | ★★★★☆ | ★★★★★ |
| Separazione del soggetto | Media | Alta |
| Fotografia di interni | ★★★★★ | ★★★☆☆ |
| Viaggio narrativo | ★★★★★ | ★★★★☆ |
| Fotografia quotidiana | ★★★★★ | ★★★★★ |
| Profondità di campo ridotta | ★★★☆☆ | ★★★★★ |
| Coinvolgimento nella scena | Molto alto | Medio |
Se potessi averne soltanto uno?
È qui che la scelta diventa davvero personale.
Se vuoi una sola lente per viaggiare, fotografare città, persone, ambienti, interni e situazioni quotidiane, il 23mm f/2 probabilmente offre la maggiore versatilità pratica.
È abbastanza ampio da gestire situazioni diverse e abbastanza stretto da non sembrare un vero grandangolo.
Se invece vuoi una lente che abbia un carattere più marcato, che lavori bene con la luce ambiente e che ti permetta di giocare maggiormente con la profondità di campo, il 35mm f/1.4 può essere più appagante.
Il 23mm tende a essere la scelta più razionale.
Il 35mm può diventare quella più personale.
Ma la scelta non dovrebbe dipendere soltanto dalla scheda tecnica
È facile decidere confrontando aperture, peso, autofocus e nitidezza.
Sono dati importanti.
Ma se devi scegliere una lente che rimarrà sulla tua fotocamera per mesi o anni, c’è una domanda molto più utile:
Come voglio essere costretto a fotografare?
Vuoi avvicinarti alle persone?
Vuoi includere il luogo?
Vuoi raccontare una situazione?
Oppure preferisci osservare, selezionare e isolare?
La risposta probabilmente ti dirà già quale focale scegliere.
Il 23mm è movimento
Il 23mm ti porta dentro la scena.
Ti fa camminare.
Ti fa avvicinare.
Ti fa cercare relazioni tra persone, oggetti e ambiente.
È una focale particolarmente adatta a chi pensa alla fotografia come a un modo per raccontare un luogo e ciò che succede al suo interno.
La sua forza è la relazione.
Il 35mm è profondità
Il 35mm ti permette di fare un passo indietro.
Ti permette di osservare.
Di aspettare.
Di isolare.
Con l’f/1.4 puoi inoltre trasformare la profondità di campo in uno strumento narrativo.
Il suo linguaggio è più concentrato e spesso più intimo.
La sua forza è la selezione.
La focale definitiva non esiste
È probabilmente questa la conclusione più importante.
Non esiste una focale definitivamente migliore.
Esiste quella che si adatta meglio al tuo modo di fotografare.
Il 23mm può sembrare più universale perché permette di gestire una quantità maggiore di situazioni senza dover arretrare troppo.
Il 35mm può sembrare più limitato, ma proprio quella limitazione può diventare una parte importante del suo fascino.
Quando una focale ti costringe a fare delle scelte, può anche aiutarti a sviluppare uno stile più riconoscibile.
Conclusione
Il Fujifilm 23mm f/2 e il Fujifilm 35mm f/1.4 non sono semplicemente due obiettivi diversi.
Sono due modi diversi di guardare.
Il 23mm, equivalente a circa 35mm, è più ampio, più coinvolgente e particolarmente efficace quando vuoi raccontare il rapporto tra persone e ambiente.
Il 35mm, equivalente a circa 50mm, restringe il campo visivo e ti permette di concentrarti maggiormente sul soggetto, sfruttando anche la maggiore apertura f/1.4 per lavorare sulla profondità di campo.
Se vuoi entrare nella storia, il 23mm può essere la scelta più naturale.
Se vuoi scegliere con maggiore precisione cosa raccontare, il 35mm può diventare più interessante.
Il 23mm è movimento.
Il 35mm è profondità.
Ma alla fine la domanda non è quale sia la focale migliore.
È quale delle due ti farà venire più spesso voglia di uscire con la fotocamera.
Perché la focale definitiva, in fondo, è quella che ti fa fotografare.
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