
Introduzione
Puoi cambiare città, soggetti, genere fotografico e persino attrezzatura, ma continuare a realizzare fotografie molto simili tra loro.
È una situazione abbastanza comune. Il cambiamento sembra esserci: fotografi persone diverse, visiti luoghi nuovi, provi condizioni di luce differenti. Eppure, quando metti le immagini una accanto all’altra, riconosci sempre le stesse scelte.
La distanza dal soggetto è simile. Il punto di vista cambia poco. La composizione segue schemi ricorrenti. Anche il momento in cui premi il pulsante tende a ripetersi.
Questo non significa necessariamente che tu abbia un problema di creatività. Significa che il tuo modo di osservare è diventato abituale.
Il soggetto cambia, le scelte rimangono
È facile pensare che fotografie simili dipendano dai soggetti che scegli.
Se fotografi sempre lo stesso quartiere, per esempio, è normale che alcune immagini presentino caratteristiche comuni. Ma puoi ottenere risultati molto diversi anche davanti alla stessa scena, semplicemente cambiando il modo in cui la osservi.
Puoi modificare:
- la distanza dal soggetto;
- l’altezza della fotocamera;
- la direzione da cui osservi;
- la focale utilizzata;
- il momento dello scatto;
- la quantità di elementi presenti nell’inquadratura;
- il rapporto tra soggetto e sfondo.
Per questo cambiare soggetto non è necessariamente sufficiente. Se continui ad applicare le stesse scelte a situazioni diverse, il risultato continuerà ad avere una struttura familiare.
Gli automatismi arrivano prima che tu te ne accorga
Quando fotografi spesso, alcune decisioni diventano automatiche.
Ti avvicini a una certa distanza senza pensarci. Alzi la fotocamera all’altezza degli occhi. Cerchi una composizione che sai già funzionare. Quando la scena ti sembra abbastanza interessante, scatti.
Questi automatismi non sono necessariamente negativi. Anzi, una certa rapidità nelle decisioni può essere molto utile, soprattutto nella street photography, durante gli eventi o quando il momento dura pochi secondi.
Il problema nasce quando l’automatismo prende il posto della scelta.
Se non ti chiedi più perché ti sei posizionato proprio lì, perché hai scelto quella distanza o perché hai aspettato proprio quel momento, rischi di ripetere una soluzione senza sapere se sia ancora quella più adatta.
Ripetere non significa necessariamente sbagliare
La ripetizione viene spesso considerata un problema, ma non è così semplice.
Se fotografi utilizzando consapevolmente una determinata distanza, una certa composizione o un particolare tipo di luce perché sono elementi che vuoi rendere ricorrenti nel tuo lavoro, la ripetizione può diventare coerenza.
È uno dei modi attraverso cui può svilupparsi uno stile personale.
La questione cambia quando ripeti le stesse soluzioni semplicemente perché sono quelle che utilizzi da sempre.
Lo stile nasce dalla consapevolezza delle proprie scelte, non dalla loro ripetizione automatica.
Un test semplice per capire se stai guardando sempre nello stesso modo
Prendi dieci o venti fotografie recenti e mettile una accanto all’altra.
Non scegliere soltanto le migliori. Inserisci anche alcune immagini che normalmente scarteresti.
Ora osserva le fotografie senza chiederti quali siano più belle.
Controlla invece:
- la posizione da cui fotografi;
- la distanza media dai soggetti;
- l’altezza della fotocamera;
- la quantità di spazio che lasci intorno al soggetto;
- il tipo di luce che cerchi;
- il momento in cui tendi a scattare;
- gli elementi che compaiono più frequentemente nelle tue immagini.
Se molte fotografie potrebbero essere scambiate tra loro senza cambiare troppo la sensazione generale, hai individuato un tuo schema ricorrente.
Non è un giudizio negativo. È semplicemente un dato da conoscere.
Guarda anche ciò che non fotografi
Per capire il tuo modo di vedere non basta osservare ciò che scegli. È utile anche osservare ciò che escludi sistematicamente.
Se fotografi sempre soggetti isolati, forse eviti le scene affollate. Se cerchi sempre una composizione ordinata, potresti evitare il caos. Se aspetti sempre una luce particolarmente pulita, potresti fotografare raramente in condizioni più difficili.
Queste esclusioni possono essere consapevoli e perfettamente legittime. Ma se non ti sei mai accorto di farle, vale la pena chiedersi perché.
In fotografia, ciò che lasci fuori dall’inquadratura può essere importante quanto ciò che decidi di includere.
Non cambiare tutto contemporaneamente
Quando ti accorgi di avere degli automatismi, la reazione più comune è cercare una rivoluzione.
Nuovo genere. Nuova fotocamera. Nuovo obiettivo. Nuovo progetto.
Il problema è che cambiando tutto contemporaneamente diventa difficile capire cosa abbia realmente modificato il risultato.
È molto più utile cambiare una sola variabile alla volta.
Se normalmente fotografi all’altezza degli occhi, prova a lavorare più vicino al terreno. Se tendi ad avvicinarti molto ai soggetti, prova a mantenere maggiore distanza. Se scatti appena riconosci una scena interessante, prova ad aspettare qualche secondo.
Non devi cercare una fotografia completamente diversa. Devi capire cosa succede quando modifichi una tua abitudine precisa.
Cambia la distanza prima di cambiare fotocamera
La distanza dal soggetto è una delle variabili più sottovalutate.
Avvicinarti modifica il rapporto tra soggetto e sfondo. Allontanarti permette agli elementi dell’ambiente di assumere maggiore importanza. Cambiare posizione lateralmente può modificare completamente le relazioni tra gli oggetti presenti nella scena.
Questo significa che, prima di cercare una nuova lente per ottenere una fotografia diversa, puoi provare a modificare fisicamente il tuo punto di ripresa.
Muovere il corpo è spesso il primo strumento compositivo che hai a disposizione.
Alzati, abbassati, spostati
La maggior parte delle fotografie viene realizzata dalla posizione più comoda: in piedi, all’altezza degli occhi e nel punto in cui ci troviamo quando notiamo qualcosa.
È anche il motivo per cui molte fotografie finiscono per avere una prospettiva molto simile.
Prima di scattare, prova almeno una volta a cambiare altezza o posizione.
Abbassati. Salta qualche passo di lato. Avvicinati. Allontanati. Guarda cosa succede allo sfondo.
Non tutte queste variazioni produrranno una fotografia migliore. Il loro scopo è un altro: costringerti a verificare se la prima posizione che hai scelto era davvero quella più efficace.
Impara ad aspettare prima di premere
Un altro automatismo frequente è fotografare appena la scena appare interessante.
Ma una scena può cambiare completamente nel giro di pochi secondi.
Una persona può entrare nell’inquadratura. Una macchina può passare. Una nuvola può modificare la luce. Un gesto può creare una relazione tra due soggetti.
Se scatti immediatamente, registri soltanto quello che hai visto nel primo istante.
Se aspetti, puoi osservare come evolve la scena e scegliere il momento più adatto.
Non significa aspettare sempre. Nella fotografia spontanea il momento può durare una frazione di secondo. Significa semplicemente non trasformare la fretta in una regola automatica.
Usa i tuoi errori per riconoscere gli automatismi
Le fotografie che non funzionano possono essere particolarmente utili per questo tipo di analisi.
Quando una fotografia è debole, chiediti se il problema dipende da una scelta che ripeti spesso.
Forse hai lasciato troppo spazio sopra il soggetto. Forse sei rimasto troppo lontano. Forse hai scelto una posizione che utilizzavi già in molte altre fotografie.
Se lo stesso problema compare più volte, non hai soltanto una fotografia sbagliata. Hai individuato un’abitudine.
Ed è molto più utile lavorare su un’abitudine che correggere una singola immagine.
Un esercizio pratico: una scena, tre punti di vista
La prossima volta che trovi una scena che vuoi fotografare, non fermarti alla prima inquadratura.
Realizza tre versioni molto diverse della stessa situazione.
- una dalla posizione iniziale;
- una avvicinandoti o allontanandoti;
- una cambiando completamente altezza o direzione.
Non serve conservarle tutte.
Confrontale dopo lo scatto e chiediti quale versione comunica meglio ciò che avevi davanti e soprattutto quale decisione ha prodotto la differenza.
Questo tipo di esercizio è molto più utile del semplice tentativo di “fare una foto diversa”. Ti permette di collegare una modifica concreta a un risultato concreto.
Non cercare continuamente uno stile nuovo
Quando ci accorgiamo di ripetere certe immagini, possiamo pensare di avere bisogno di uno stile completamente diverso.
Non è necessariamente così.
Prima di cercare qualcosa di nuovo, è più utile capire cosa stai già facendo.
Potresti scoprire che alcune ricorrenze nelle tue fotografie sono proprio quelle che rendono riconoscibile il tuo lavoro. Altre, invece, potrebbero essere semplicemente il risultato di abitudini che non avevi mai messo in discussione.
La prima cosa da fare non è quindi eliminare ciò che si ripete.
È capire perché si ripete.
Quando il modo di guardare cambia, cambiano anche le fotografie
Non è necessario cambiare continuamente soggetto per ottenere immagini differenti.
Puoi tornare nello stesso luogo e fotografarlo in un modo completamente diverso. Puoi osservare una strada che conosci da anni e accorgerti di una relazione tra luce, persone e architettura che prima non avevi notato.
Il luogo è lo stesso.
La differenza sta nelle informazioni che stai cercando.
È questo uno degli aspetti più interessanti della fotografia: la scena non deve necessariamente cambiare perché cambi la fotografia.
Conclusione
Se le tue fotografie iniziano ad assomigliarsi, non significa necessariamente che tu abbia esaurito le idee.
Potresti semplicemente aver costruito un modo abituale di osservare.
La soluzione non è cambiare immediatamente genere, acquistare nuova attrezzatura o cercare una formula per diventare più creativi. Prima osserva le tue fotografie e individua le scelte che ripeti senza pensarci.
Poi prova a modificarne una alla volta.
Una distanza diversa. Un punto di vista più basso. Qualche secondo di attesa. Un’inquadratura più semplice. Una scena che normalmente avresti ignorato.
La fotografia non migliora semplicemente quando inizi a fotografare cose diverse. Migliora quando inizi a vedere diversamente ciò che hai già davanti.
E quando riconosci il tuo modo abituale di guardare, puoi finalmente decidere quali parti mantenerе e quali cambiare.
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