Guida 3 — La presenza: il fotografo è dentro la scena, non sopra

Persona che accompagna una bicicletta lungo una strada del mercato di Ballarò, fotografata in bianco e nero in un momento di quotidianità che racconta la presenza del fotografo nella scena.

Introduzione

La presenza nella fotografia non riguarda semplicemente dove ti trovi, ma come sei dentro ciò che stai osservando. Fotografare non è un gesto neutro e non è mai soltanto premere un pulsante. Ogni volta che scatti sei presente: con il corpo, con lo sguardo, con le tue intenzioni e con il modo in cui scegli di entrare in relazione con ciò che hai davanti.

Anche quando pensi di essere invisibile, la tua presenza modifica inevitabilmente il modo in cui vivi e racconti una scena. Puoi avvicinarti, aspettare, spostarti, fermarti o decidere di non scattare. Sono tutte scelte fotografiche.

Nella Guida 2 — Lo sguardo abbiamo visto come imparare a osservare prima di fotografare. Ora facciamo un passo ulteriore: capire cosa significa esserci davvero. Perché vedere una scena non basta. Devi anche capire qual è il tuo posto dentro quella scena.

Fotografare è un atto di presenza

Essere presenti non significa diventare protagonisti. Significa prestare attenzione a ciò che sta accadendo invece di attraversarlo rapidamente alla ricerca di una fotografia.

Una presenza consapevole significa osservare prima di agire, comprendere il contesto prima di scattare e accettare che non tutto ciò che vedi sia automaticamente a tua disposizione.

Molti problemi fotografici che sembrano tecnici nascono in realtà da una presenza superficiale. Si arriva in un luogo, si individuano alcuni soggetti, si scatta e si riparte. Il risultato può essere tecnicamente corretto, ma spesso manca qualcosa: una relazione con ciò che è stato fotografato.

La presenza richiede invece tempo. Significa rimanere abbastanza a lungo da capire il luogo, osservare come cambia la scena e riconoscere ciò che inizialmente non avevi notato.

Non devi necessariamente aspettare ore. A volte bastano pochi minuti in più, se utilizzati per osservare invece di fotografare continuamente.

Prima dello scatto viene la tua posizione

Premere il pulsante è l’ultimo gesto di un processo molto più lungo.

Prima hai scelto dove fermarti, da quale punto osservare, quanto avvicinarti e cosa lasciare fuori. Hai deciso se aspettare oppure continuare a camminare. Hai valutato se la tua presenza fosse appropriata in quel momento.

Per questo la posizione del fotografo non è soltanto fisica.

Essere in un certo punto significa assumere una determinata prospettiva. Avvicinarsi cambia la relazione con il soggetto. Allontanarsi restituisce più contesto. Aspettare può modificare completamente il significato della scena.

Prova quindi, prima di ogni fotografia importante, a chiederti:

  • perché sono qui?
  • perché sto fotografando da questo punto?
  • cosa cambia se mi sposto?
  • sto osservando o sto semplicemente cercando qualcosa da fotografare?

Queste domande non servono a rendere la fotografia complicata. Servono a evitare che il gesto diventi automatico.

La presenza non significa controllo

Uno degli equivoci più comuni è confondere l’essere presenti con il controllo della scena.

Ma fotografare significa anche accettare di non avere il controllo.

Non puoi decidere come si muoverà una persona, quando cambierà la luce, quando arriverà qualcuno nell’inquadratura o se il momento che stai aspettando arriverà davvero. Puoi prepararti, osservare e scegliere, ma una parte della fotografia rimane sempre imprevedibile.

Ed è proprio questa incertezza a renderla interessante.

Essere presenti significa accettare ciò che non puoi controllare senza smettere di prendere decisioni.

Se una scena non funziona, puoi cambiare posizione. Se la luce cambia, puoi aspettare. Se una persona mostra disagio, puoi abbassare la fotocamera. Se il momento non arriva, puoi andartene.

Anche non scattare è una decisione fotografica.

Il corpo del fotografo fa parte della fotografia

La fotografia viene spesso raccontata come un’attività dello sguardo. In realtà fotografare significa anche occupare uno spazio con il proprio corpo.

Il modo in cui cammini, ti fermi, ti avvicini e ti muovi comunica qualcosa agli altri e influenza ciò che accade davanti a te.

Una persona che si muove rapidamente con la macchina fotografica puntata può generare una reazione diversa da qualcuno che cammina normalmente, osserva e si ferma senza invadere.

Questo è particolarmente evidente nella fotografia di strada, ma vale anche in un mercato, durante un evento, in un luogo naturale o persino mentre fotografi un paesaggio.

Prova a osservare anche te stesso mentre fotografi:

  • ti muovi continuamente o sai quando fermarti?
  • sei concentrato sulla scena o sul prossimo scatto?
  • ti avvicini perché serve davvero o perché temi di perdere il momento?
  • la tua presenza modifica ciò che sta accadendo?

Non esiste una posizione perfetta. Esiste quella più coerente con ciò che vuoi raccontare.

Street photography: esserci senza dominare

La street photography è probabilmente il luogo in cui il tema della presenza diventa più evidente.

In strada il fotografo non osserva una scena costruita per lui. Entra temporaneamente in un ambiente che appartiene già a qualcun altro. Le persone stanno vivendo le proprie giornate, non stanno interpretando un ruolo per la macchina fotografica.

Per questo fotografare in strada significa imparare a stare nella scena senza dominarla.

Non significa nascondersi. Non significa diventare invisibili a tutti i costi. Significa muoversi con naturalezza, rispettare le distanze e soprattutto riconoscere quando la propria presenza comincia a pesare.

Un fotografo presente non è quello che riesce a scattare senza essere visto. È quello che sa capire quando continuare e quando fermarsi.

Se vuoi approfondire questo modo di vivere la strada, puoi leggere Street photography: una questione di presenza, non di scatto, dove il rapporto tra fotografo, strada e persone viene affrontato in modo più ampio.

La presenza cambia anche il paesaggio

Non serve fotografare persone perché la presenza diventi importante.

Anche davanti a una montagna, al mare o a un fiore il fotografo decide come entrare nella scena.

Puoi arrivare, scattare immediatamente e andare via. Oppure puoi fermarti, osservare la luce, guardare come cambiano le ombre, cercare un punto di vista diverso e aspettare che il paesaggio mostri qualcosa che al primo sguardo non avevi visto.

La differenza può essere enorme.

Nel paesaggio la presenza si manifesta soprattutto attraverso l’attesa e la capacità di non forzare. Non puoi comandare una nuvola o decidere quando la luce diventerà interessante. Puoi soltanto essere lì abbastanza a lungo da riconoscere il momento.

È lo stesso principio che abbiamo visto nella Guida 2: lo sguardo riconosce la possibilità, ma la presenza ti permette di rimanere abbastanza a lungo perché quella possibilità diventi reale.

Quando la presenza diventa ascolto

Il passaggio più importante arriva quando smetti di chiederti soltanto “cosa posso fotografare?” e inizi a chiederti “cosa sta succedendo qui?”.

La differenza sembra minima, ma cambia completamente il tuo atteggiamento.

Nel primo caso sei alla ricerca di un’immagine. Nel secondo stai cercando di comprendere una situazione.

Questo ti porta ad ascoltare i ritmi di un luogo, osservare le persone senza trasformarle automaticamente in soggetti, riconoscere quando una scena sta cambiando e accettare che alcune esperienze non debbano necessariamente diventare fotografie.

Quando la fotografia nasce dall’ascolto, lo scatto diventa quasi una conseguenza.

Non devi più forzarlo. Arriva quando qualcosa ha finalmente trovato il suo posto davanti al tuo sguardo.

Un esercizio pratico: dieci minuti senza fotografare

Per allenare concretamente la presenza, prova questo esercizio alla prossima uscita.

Scegli un luogo e resta lì per dieci minuti senza scattare. Non cercare immediatamente una fotografia. Osserva.

Nota chi entra e chi esce dalla scena. Guarda come cambia la luce. Ascolta i rumori. Osserva i movimenti. Cerca di capire quale sia il ritmo di quel luogo.

Dopo dieci minuti chiediti: cosa non avevo visto nei primi trenta secondi?

Solo a quel punto puoi iniziare a fotografare.

Probabilmente realizzerai meno fotografie. Ma saranno fotografie nate da una conoscenza maggiore della scena, non dalla prima impressione.

La presenza e la scelta di non fotografare

Essere presenti significa anche riconoscere i momenti in cui la fotografia non è appropriata.

Una persona può mostrarsi infastidita. Una situazione può essere troppo delicata. Un animale può essere disturbato dalla tua presenza. Un luogo può richiedere maggiore rispetto.

In tutti questi casi puoi scegliere di abbassare la fotocamera.

Questa rinuncia non significa aver perso una fotografia. Significa aver fatto una scelta.

La maturità fotografica non si misura soltanto dalle immagini che produci, ma anche dalle immagini che sai lasciare andare.

Come capire se stai diventando più presente

Come per lo sguardo, non esiste un momento preciso in cui puoi dire di aver imparato la presenza. Puoi però riconoscere alcuni segnali.

Inizi a sentirti meno obbligato a scattare. Ti muovi con maggiore naturalezza. Riesci a rimanere nello stesso luogo senza annoiarti. Ti accorgi prima quando qualcuno non gradisce la tua presenza. Aspetti più spesso. E soprattutto inizi a tornare a casa con meno fotografie, ma con una maggiore comprensione di ciò che hai vissuto.

Questo è un cambiamento importante.

Significa che la fotografia non è più soltanto qualcosa che fai alla realtà. È qualcosa che vivi dentro la realtà.

Conclusione — prima della tecnica, la posizione

La presenza nella fotografia non si misura dal numero di immagini riuscite.

Si misura dalla qualità dell’attenzione che porti dentro una scena.

Prima delle impostazioni, prima dell’attrezzatura e prima delle regole c’è una domanda semplice, ma difficile:

Dove sto io, dentro questa scena?

Se sei sopra la scena, rischi di guardarla come qualcosa da conquistare. Se sei dentro la scena, inizi invece a comprenderla.

Non significa diventare protagonisti. Significa essere abbastanza presenti da sapere quando osservare, quando aspettare, quando avvicinarsi e quando fare un passo indietro.

Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la prossima tappa del percorso.

Prossima tappa: Guida 4 — La scelta: ogni buona foto nasce da una rinuncia.

Torna in alto