Fujifilm 14mm f/2.8: il grandangolo che cambia il tuo modo di vedere

Ci sono obiettivi che aggiungono semplicemente una nuova focale al tuo corredo. E poi ce ne sono alcuni che, una volta montati sulla fotocamera, cambiano il modo in cui inizi a guardare ciò che hai davanti.

Il Fujifilm XF 14mm f/2.8 R appartiene decisamente alla seconda categoria.

È uno dei grandangolari più interessanti realizzati per il sistema Fujifilm X, non perché cerchi la prospettiva estrema tipica di alcune ottiche ultra-wide, ma perché riesce a offrire un campo visivo molto ampio mantenendo una rappresentazione ancora abbastanza naturale della scena.

Su APS-C equivale a circa 21mm nel formato full frame.

È abbastanza largo da costringerti a pensare alla composizione in modo diverso, ma non così estremo da trasformare automaticamente ogni fotografia in un esercizio di prospettiva.

Ed è proprio questa zona intermedia a renderlo interessante.

Che cosa significa davvero fotografare con un 14mm?

Passare da una focale normale a un 14mm non significa semplicemente riuscire a mettere più cose dentro l’inquadratura.

Significa cambiare il rapporto tra il fotografo e lo spazio.

Con un 35mm o un 50mm equivalente puoi scegliere un soggetto e concentrarti maggiormente su di esso. Con il 14mm, invece, lo spazio intorno al soggetto diventa inevitabilmente parte della fotografia.

Devi quindi iniziare a guardare anche ciò che normalmente considereresti periferico: il pavimento, il cielo, le pareti, gli oggetti ai bordi del fotogramma, le linee architettoniche e gli elementi che si trovano molto vicino alla fotocamera.

È una lente che non permette facilmente di fotografare senza pensarci.

Ti costringe a costruire l’immagine.

14mm su APS-C: circa 21mm equivalenti

L’equivalenza di circa 21mm nel formato full frame colloca il 14mm in una zona molto interessante.

È un grandangolo vero, ma non ancora un ultra-grandangolare estremo.

Questo significa avere un campo visivo sufficientemente ampio per il paesaggio, l’architettura, gli interni e la street ambientata, mantenendo però una prospettiva che può risultare molto naturale se utilizzata con attenzione.

Il 14mm permette di includere molto ambiente senza necessariamente ricorrere a quelle deformazioni spettacolari che caratterizzano focali ancora più corte.

Ma attenzione: ampio non significa automaticamente privo di distorsione prospettica.

Se avvicini molto un soggetto alla fotocamera, la sua dimensione rispetto agli elementi più lontani cambierà rapidamente. È proprio questo che rende il 14mm così potente, ma anche così esigente.

Il 14mm non allarga soltanto: enfatizza la profondità

Uno dei modi migliori per capire questa lente è smettere di pensare soltanto alla quantità di scena che riesce a contenere.

Il vero vantaggio del grandangolo è la possibilità di costruire una forte relazione tra primo piano, soggetto e sfondo.

Un elemento molto vicino alla fotocamera può diventare enorme nell’immagine, mentre ciò che si trova più lontano può apparire molto più piccolo.

Questo permette di creare fotografie con una grande sensazione di profondità.

Una roccia in primo piano può diventare parte dominante di un paesaggio. Una persona può essere utilizzata come elemento narrativo all’interno di uno spazio molto più grande. Una strada può diventare una linea che conduce lo sguardo verso il fondo dell’immagine.

Il 14mm dà quindi il meglio quando hai qualcosa da mettere vicino.

Se fotografi semplicemente un panorama da lontano, rischi invece di ottenere un’immagine molto ampia ma poco interessante.

La costruzione: una lente nata per essere utilizzata

Il 14mm f/2.8 appartiene alla prima generazione di ottiche XF e conserva molte delle caratteristiche che hanno contribuito a definire la filosofia iniziale del sistema Fujifilm X.

La costruzione è solida e compatta, con una ghiera fisica dei diaframmi che permette di controllare direttamente l’apertura.

Ma la caratteristica più particolare è probabilmente la ghiera della messa a fuoco con clutch meccanico.

Tirando indietro la ghiera si passa alla messa a fuoco manuale e viene resa disponibile la scala delle distanze e della profondità di campo.

È una soluzione che appartiene a una filosofia fotografica molto diversa da quella delle ottiche moderne, nelle quali molte funzioni vengono affidate completamente all’elettronica.

Qui invece puoi avere un rapporto molto più diretto con la distanza di messa a fuoco.

La ghiera clutch: una caratteristica che ha ancora senso

La ghiera meccanica della messa a fuoco è particolarmente interessante proprio su un grandangolo.

Con una focale di 14mm la profondità di campo può essere molto ampia, soprattutto chiudendo il diaframma. Questo permette di lavorare con una certa prevedibilità sulla distanza di messa a fuoco e di sfruttare la scala delle distanze come vero strumento compositivo.

Non significa necessariamente tornare alla fotografia analogica o rinunciare all’autofocus.

Significa avere un ulteriore modo di controllare la fotografia.

E per chi ama la street, il reportage o la fotografia di viaggio, può diventare un modo estremamente naturale di lavorare.

La qualità ottica è uno dei suoi punti forti

Il 14mm f/2.8 è una di quelle ottiche che, nonostante l’età del progetto, continuano a essere interessanti anche dal punto di vista della qualità d’immagine.

La nitidezza è già buona a tutta apertura e migliora ulteriormente chiudendo il diaframma, soprattutto quando si cerca una resa più uniforme sull’intero fotogramma.

È un comportamento particolarmente utile nel paesaggio e nell’architettura, dove spesso è necessario mantenere un buon livello di dettaglio anche nelle zone periferiche dell’immagine.

Ma la sua qualità più interessante è probabilmente un’altra.

La distorsione ottica è molto contenuta.

Per un grandangolo di questa categoria è un risultato importante, perché permette di lavorare con linee e strutture architettoniche senza dover necessariamente combattere con una deformazione evidente dell’immagine.

Distorsione ottica e prospettiva non sono la stessa cosa

È importante distinguere due fenomeni che vengono spesso confusi.

La distorsione ottica riguarda il modo in cui l’obiettivo riproduce le linee e la geometria della scena. La prospettiva, invece, dipende soprattutto dalla posizione della fotocamera rispetto ai soggetti.

Il 14mm può avere una distorsione ottica molto contenuta e, allo stesso tempo, produrre prospettive molto evidenti.

Se avvicini la fotocamera a una persona, il volto può apparire sproporzionato rispetto al resto del corpo. Se inclini la fotocamera verso l’alto davanti a un edificio, le linee verticali possono convergere.

Non è un difetto dell’obiettivo.

È il linguaggio del grandangolo.

Imparare a controllarlo significa imparare a utilizzare proprio ciò che inizialmente può sembrare un problema.

Paesaggio: non basta avere una montagna davanti

Il paesaggio è probabilmente il primo genere che viene associato a un 14mm.

Ed effettivamente questa focale permette di includere grandi porzioni di territorio, cielo e primo piano.

Ma proprio perché riesce a contenere così tanto, può diventare facile ottenere fotografie vuote.

Una montagna molto bella fotografata con un 14mm può sembrare sorprendentemente piccola.

La soluzione è cercare un elemento forte in primo piano.

Una roccia, un albero, una persona, una strada, un muretto o qualsiasi altro elemento che possa creare una relazione di scala e profondità.

Il grandangolo funziona quando lo spazio diventa parte della composizione.

Non fotografare semplicemente il paesaggio. Costruisci un percorso visivo dentro il paesaggio.

Architettura: uno dei suoi territori naturali

Il 14mm è particolarmente efficace quando devi lavorare con edifici e spazi architettonici.

La focale permette di includere strutture molto grandi anche quando non hai la possibilità di arretrare abbastanza.

La distorsione ottica contenuta aiuta inoltre a mantenere una rappresentazione ordinata delle linee.

Rimane però fondamentale controllare la posizione della fotocamera.

Se inclini troppo il corpo macchina verso l’alto o verso il basso, la prospettiva può diventare molto evidente.

Questo può essere un problema oppure una scelta stilistica.

La differenza sta nel fatto che, con il 14mm, devi essere tu a decidere quanto lasciare che la prospettiva lavori per te.

Street photography: quando il grandangolo diventa immersivo

Il 14mm non è la classica focale da street discreta.

Per utilizzarlo bene devi spesso avvicinarti molto al soggetto.

Ma proprio questa caratteristica può trasformare la fotografia di strada in qualcosa di molto più immersivo.

Una persona non è più semplicemente il soggetto dell’immagine. Diventa parte di un ambiente più grande.

Puoi fotografare un passante in una piazza, un ciclista dentro una strada, una persona davanti a un edificio o una scena di mercato includendo una grande quantità di informazioni intorno al soggetto.

È una street che racconta il luogo oltre alla persona.

Ed è proprio per questo che il 14mm può diventare molto interessante nel reportage.

Reportage: entrare nella scena

Il 14mm cambia anche la posizione del fotografo.

Con una focale lunga puoi osservare da una certa distanza. Con un 14mm, per ottenere un soggetto abbastanza importante nell’immagine, devi spesso avvicinarti.

Questo crea una relazione diversa con ciò che stai fotografando.

Se lavori a un evento, in un mercato o in un ambiente affollato, puoi includere il soggetto principale insieme a ciò che gli accade intorno.

La fotografia diventa meno descrittiva e più esperienziale.

Non guardi la scena da fuori. La attraversi.

Fotografia notturna e stelle

L’apertura f/2.8 non è estrema per un obiettivo destinato alla fotografia astronomica, ma può comunque essere utile per lavorare di notte.

La focale equivalente di circa 21mm permette di includere una porzione ampia del cielo mantenendo una buona quantità di ambiente terrestre.

Per paesaggi notturni, cieli stellati e fotografie nelle quali vuoi mantenere un rapporto evidente tra cielo e territorio, il 14mm può essere una soluzione molto interessante.

Se però l’obiettivo principale è ottenere il massimo numero possibile di stelle o lavorare in condizioni di luce estremamente scarsa, un grandangolo più luminoso può offrire maggiori possibilità.

Il 14mm f/2.8 è quindi più interessante per il paesaggio notturno che per l’astrofotografia estrema.

Il colore e il contrasto

La resa cromatica del 14mm è equilibrata e coerente con il carattere generale delle ottiche Fujifilm X.

Non è un obiettivo che cerca di trasformare la scena attraverso una resa cromatica particolare. Piuttosto, restituisce colori naturali e un buon livello di contrasto senza rendere l’immagine eccessivamente aggressiva.

Questo è particolarmente utile nel paesaggio, dove la quantità di informazioni già presente nell’inquadratura può essere enorme.

Una resa troppo contrastata rischierebbe di rendere l’immagine ancora più difficile da leggere.

Il flare va rispettato

Come per molti grandangolari, il rapporto con le fonti luminose molto intense merita attenzione.

Il 14mm può gestire bene situazioni di controluce, ma la posizione del sole o di una fonte luminosa all’interno del fotogramma può comunque produrre flare e riflessi.

Non è necessariamente qualcosa da eliminare.

In alcune fotografie il flare può diventare parte dell’immagine. In altre può semplicemente distrarre.

La differenza sta ancora una volta nel controllo.

Con un grandangolo imparare dove mettere la luce è importante quasi quanto decidere dove mettere il soggetto.

14mm contro 18mm: due modi completamente diversi di vedere

Il confronto con il Fujifilm XF 18mm f/2 è particolarmente interessante perché le due focali possono sembrare relativamente vicine.

In realtà quei 4mm cambiano molto l’angolo di campo.

Il 14mm equivale a circa 21mm, mentre il 18mm equivale a circa 27mm nel formato full frame.

Il 14mm è decisamente più immersivo. Porta più spazio nell’immagine e permette di creare relazioni molto forti tra primo piano e sfondo.

Il 18mm è invece più naturale e versatile per la fotografia quotidiana. È più facile da utilizzare senza dover continuamente controllare gli elementi ai bordi del fotogramma.

Il 14mm ti chiede di comporre lo spazio.

Il 18mm ti permette più facilmente di osservare la scena.

Non sono due obiettivi concorrenti.

Sono due modi diversi di fotografare.

Il vero limite del 14mm: è facile usarlo male

Uno dei problemi dei grandangolari è che all’inizio sembrano facilissimi.

Metti tutto dentro.

Il panorama è enorme.

La stanza sembra grandissima.

La strada occupa tutto il fotogramma.

Poi inizi a guardare le fotografie e ti accorgi che spesso manca un soggetto.

Il 14mm registra molto spazio, ma non decide cosa sia importante in quello spazio.

Questa responsabilità rimane al fotografo.

È per questo che il 14mm può essere più difficile di quanto sembri.

Più campo visivo hai, più devi imparare a eliminare ciò che non serve.

Per chi è davvero il 14mm f/2.8?

È un obiettivo particolarmente interessante per chi ama il paesaggio, l’architettura, la street ambientata e il reportage immersivo.

È adatto a chi vuole imparare a lavorare con il primo piano, con le linee e con la profondità e a chi non ha paura di avvicinarsi fisicamente alla scena.

È meno adatto a chi cerca una lente universale da lasciare sempre montata, a chi fotografa prevalentemente persone a distanza e a chi preferisce una prospettiva più neutra.

Non è una lente facile.

Ma proprio per questo può diventare una lente che fa crescere il fotografo.

Pregi e limiti, senza romanticismi

Il 14mm f/2.8 ha alcuni punti di forza molto concreti: una focale estremamente utile per paesaggio e architettura, una buona nitidezza, una distorsione ottica molto contenuta, una costruzione solida, la ghiera dei diaframmi e il sistema di messa a fuoco manuale con clutch.

Ma ha anche limiti altrettanto concreti.

Non è tropicalizzato, non è particolarmente luminoso rispetto alle ottiche più recenti e non è piccolo quanto i pancake del sistema X.

Inoltre, la sua focale richiede un approccio compositivo più consapevole.

Non è una lente che perdona facilmente una fotografia costruita senza attenzione.

Una lente che ti costringe a muoverti

Forse la cosa più interessante del 14mm è proprio questa.

Non puoi affidarti soltanto alla focale.

Devi avvicinarti, arretrare, abbassarti, cercare una linea, aspettare che una persona entri nel punto giusto o spostarti lateralmente per eliminare un elemento di disturbo.

Il grandangolo diventa quindi anche un esercizio fisico.

Ma soprattutto diventa un esercizio di osservazione.

Cominci a vedere il primo piano prima ancora di guardare lo sfondo.

Cominci a chiederti cosa succederà ai bordi del fotogramma.

Cominci a utilizzare le linee come parte della composizione.

E lentamente cambia anche il tuo modo di fotografare con le altre focali.

Conclusione

Il Fujifilm XF 14mm f/2.8 R non è una lente comoda.

Non è quella che monti per fotografare qualsiasi cosa senza pensarci.

È una lente che ti mette alla prova.

La sua focale equivalente a circa 21mm offre un campo visivo ampio, ma abbastanza controllabile da permettere una fotografia molto più ragionata rispetto agli ultra-grandangolari estremi.

La buona qualità ottica, la distorsione contenuta, la ghiera dei diaframmi e il sistema di messa a fuoco manuale con clutch la rendono inoltre un’ottica ancora molto particolare all’interno del sistema Fujifilm X.

Il suo limite più grande è forse proprio la sua qualità più importante: ti obbliga a pensare.

Devi decidere cosa mettere in primo piano. Devi controllare i bordi. Devi scegliere dove posizionarti. Devi capire quanto spazio lasciare al soggetto e quanto all’ambiente.

Non puoi semplicemente puntare la fotocamera e aspettare che sia la lente a fare il lavoro.

Ed è proprio per questo che, dopo aver imparato a usarlo, può diventare difficile tornare indietro.

Il 14mm non ti insegna soltanto a vedere più largo.

Ti insegna a vedere lo spazio.

Torna in alto