Fotografia e solitudine: perché scattiamo quando nessuno guarda

Persona seduta da sola sul marciapiede di una strada cittadina, scena che richiama il tema della solitudine e dell’osservazione nella fotografia.

Introduzione

La fotografia viene spesso associata alla condivisione. Scattiamo una fotografia, la modifichiamo, la pubblichiamo e aspettiamo che qualcuno la guardi. Ma non tutte le fotografie nascono con questo obiettivo.

Ci sono immagini che realizziamo quando siamo da soli, durante una passeggiata, un viaggio, un’escursione o semplicemente mentre osserviamo un luogo senza avere nessuno accanto. In questi momenti fotografare può assumere una funzione diversa: non serve necessariamente a mostrare qualcosa agli altri, ma a fermare qualcosa che ha attirato la nostra attenzione.

Questa differenza è interessante perché cambia anche il modo in cui fotografiamo. Quando nessuno deve vedere la fotografia, vengono meno alcune delle pressioni che normalmente influenzano le nostre scelte. Non dobbiamo cercare l’immagine più spettacolare, non dobbiamo seguire quello che funziona sui social e non dobbiamo preoccuparci immediatamente della reazione degli altri.

La fotografia non nasce necessariamente per essere condivisa

Oggi la maggior parte delle fotografie viene realizzata con dispositivi progettati anche per essere condivise rapidamente. Lo smartphone permette di scattare, modificare e pubblicare una fotografia nel giro di pochi secondi.

Questo ha cambiato il nostro modo di fotografare. Quando pensiamo che un’immagine debba essere pubblicata, possiamo iniziare inconsapevolmente a scegliere soggetti, colori, inquadrature e situazioni pensando a come verranno percepiti dagli altri.

Quando invece sappiamo che quella fotografia rimarrà soltanto sul nostro telefono, il criterio può cambiare.

Può bastare un dettaglio che per qualcun altro non avrebbe alcun interesse: una strada vuota, una luce che entra da una finestra, un paesaggio visto durante una passeggiata o un oggetto legato a un momento preciso.

Non tutte le fotografie devono avere un valore per chi le guarda. Alcune hanno valore soltanto per chi le ha scattate.

Quando sei da solo, cambia il modo in cui osservi

Fotografare da soli elimina molte distrazioni. Non devi seguire il ritmo di un’altra persona, non devi decidere dove andare in base alle sue esigenze e non devi interrompere continuamente l’osservazione per parlare o spostarti.

Questo permette di dedicare più tempo alla scena.

Puoi fermarti davanti a una particolare luce, aspettare che una persona attraversi l’inquadratura oppure cambiare posizione più volte senza dover spiegare a nessuno cosa stai facendo.

È una condizione particolarmente utile per esercitare la fotografia perché ti costringe a prendere autonomamente tutte le decisioni.

La solitudine può diventare un esercizio fotografico

Fotografare da soli può essere utilizzato anche come vero e proprio esercizio.

Scegli un luogo che conosci e dedica un’ora alla fotografia senza stabilire in anticipo quante immagini devi realizzare. Non cercare necessariamente soggetti spettacolari. Osserva ciò che normalmente attraversi senza fermarti.

Puoi concentrarti, per esempio, su:

  • ombre e riflessi;
  • persone osservate a distanza;
  • architetture;
  • dettagli che normalmente ignori;
  • cambiamenti della luce;
  • forme e geometrie;
  • scene quotidiane;
  • spazi vuoti.

Il limite più utile può essere proprio quello di non fotografare immediatamente. Prima osserva la scena, poi decidi se vale davvero la pena scattare.

Fotografare per ricordare, non per mostrare

Una fotografia può avere una funzione molto semplice: aiutarti a ricordare.

Non necessariamente ricordare un evento importante. Può essere sufficiente ricordare dove eri, quale luce c’era in quel momento o cosa avevi notato durante una giornata normale.

Questo tipo di fotografia è molto diverso dalla fotografia pensata per ottenere una reazione. Non deve necessariamente essere spettacolare, perfetta o immediatamente comprensibile a chiunque la guardi.

Può essere un’immagine che acquista significato soltanto quando la rivedi dopo mesi o anni.

In questo senso, le fotografie personali funzionano quasi come appunti visivi. Registrano qualcosa che la memoria potrebbe modificare o perdere con il tempo.

Quando la fotografia diventa un modo per osservare meglio

Fotografare cambia il modo in cui guardiamo un luogo. Quando sai che potresti voler realizzare una fotografia, inizi a notare dettagli che normalmente passerebbero inosservati.

Una facciata che hai attraversato cento volte può avere una luce completamente diversa alle sei del pomeriggio. Una strada che conosci può cambiare dopo la pioggia. Un luogo apparentemente banale può diventare interessante quando una persona entra nella posizione giusta.

La fotografia ti obbliga a prestare attenzione a questi cambiamenti.

Non significa che ogni cosa debba diventare una fotografia. Significa imparare a riconoscere più facilmente ciò che merita di essere osservato.

Il confronto con gli altri può interferire con le scelte

Quando fotografiamo per i social, è facile confrontare il nostro lavoro con quello degli altri. Vediamo immagini molto curate, luoghi spettacolari e fotografie realizzate con attrezzature professionali.

Questo confronto può influenzare anche ciò che decidiamo di fotografare.

Potremmo evitare una scena semplicemente perché ci sembra troppo ordinaria oppure cercare un soggetto più spettacolare perché pensiamo che una fotografia semplice non possa interessare a nessuno.

Fotografare da soli e senza l’obiettivo immediato della pubblicazione può aiutare a interrompere questo meccanismo. Puoi fotografare ciò che interessa a te, anche quando non avrebbe necessariamente lo stesso valore per un pubblico.

La fotografia non deve sempre documentare qualcosa di importante

Non tutte le fotografie devono raccontare un evento, un viaggio o un luogo straordinario.

Una parte importante della fotografia quotidiana nasce proprio da situazioni ordinarie. Il problema è che siamo talmente abituati a fotografare ciò che consideriamo eccezionale che spesso ignoriamo quello che vediamo ogni giorno.

Provare a fotografare una giornata normale può essere un esercizio molto più difficile di quanto sembri.

La sfida consiste nel trovare qualcosa di visivamente interessante senza avere a disposizione un soggetto spettacolare.

Attenzione a non fotografare continuamente

La solitudine non significa necessariamente dover riempire ogni momento con una fotografia.

Anzi, fotografare continuamente può avere l’effetto opposto. Se lo smartphone rimane costantemente davanti agli occhi, rischi di osservare la scena soltanto attraverso lo schermo.

Durante una passeggiata fotografica prova quindi ad alternare momenti in cui scatti e momenti in cui semplicemente guardi.

Puoi anche stabilire un limite: invece di tornare a casa con centinaia di fotografie, prova a selezionare soltanto le immagini che ritieni realmente riuscite.

Questo ti obbliga a diventare più selettivo e rende più facile analizzare successivamente le tue scelte.

La solitudine come allenamento allo sguardo

Quando fotografi da solo devi prendere tutte le decisioni senza il contributo di qualcun altro. Devi scegliere il soggetto, il punto di ripresa, il momento dello scatto e il modo in cui costruire l’inquadratura.

Non c’è qualcuno che possa suggerirti dove spostarti o dirti che una determinata fotografia funziona.

Questo può essere utile perché ti costringe a sviluppare un criterio personale. Dopo una sessione puoi riguardare le immagini e capire quali decisioni hanno funzionato e quali no.

Con il tempo, questo processo aiuta a riconoscere più velocemente le situazioni interessanti anche quando non hai la fotocamera in mano.

Fotografare per sé non significa fotografare senza criterio

Il fatto che una fotografia non debba essere pubblicata non significa che non possa essere costruita con attenzione.

Puoi comunque controllare la composizione, la luce, l’esposizione e la messa a fuoco. La differenza è che il criterio con cui valuti il risultato non è necessariamente quello del pubblico.

Puoi chiederti semplicemente: questa fotografia conserva quello che volevo ricordare? Mostra davvero ciò che mi aveva attirato? Quando la riguarderò tra qualche anno, capirò perché ho deciso di scattarla?

Quando fotografare diventa più importante della fotografia

Uno degli aspetti più interessanti della fotografia personale è che il valore dell’immagine non coincide sempre con la sua qualità tecnica.

Una fotografia può essere leggermente rumorosa, non perfettamente composta o tecnicamente meno precisa di altre e avere comunque un valore personale molto maggiore.

Questo non significa ignorare la tecnica. Significa capire che la tecnica è soltanto uno degli elementi che determinano il valore di una fotografia.

Conclusione

Fotografare da soli può essere un modo semplice per allontanarsi, almeno temporaneamente, dalla necessità di produrre immagini che devono essere viste, apprezzate o condivise.

Puoi osservare con più calma, cambiare punto di vista, aspettare una situazione particolare e fotografare anche soggetti che non avrebbero necessariamente un interesse per chiunque altro.

La fotografia personale non deve dimostrare nulla. Può semplicemente conservare un momento, un luogo o un dettaglio che per te aveva un significato.

Quando nessuno deve vedere la fotografia, puoi concentrarti maggiormente sul motivo per cui hai deciso di scattarla. Ed è proprio questo che può trasformare una semplice passeggiata fotografica in un esercizio utile per sviluppare il tuo modo di osservare.

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