Fotografia e solitudine: quel vuoto che mi riempie

Non lo faccio di proposito. Ma quando riguardo le mie foto, in molte si respira la stessa aria: una persona sola, tanto spazio intorno e silenzio. Non so ancora bene perché. So solo che quando vedo una scena così penso: adesso è il momento di scattare.

La cosa strana è che, quando scatto, non sono quasi mai solo.

Due notti a Caltagirone

Era marzo. Io, Valentina e un gruppo di amici, due notti a Caltagirone. Da Capo d’Orlando è lontano: si attraversa tutta la Sicilia. Era un viaggio di piacere, senza niente di programmato per le foto. In borsa avevo la X-T5 con il 10-24.

Ragazzo che impenna la bici sotto un campanile a Caltagirone
Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24

In gruppo, ma con lo sguardo libero

Quando viaggio con gli amici non li lascio in tredici per andare a cercare la foto. Non mi piace. Sono io che devo trovare il modo di fotografare lo stesso. Mi adatto: l’ho imparato col tempo.

Vuol dire scattare mentre si cammina, fermarsi pochi secondi, guardare quello che succede mentre gli altri parlano. A Caltagirone, tra ceramiche, scalinate e piazze barocche, bastava alzare lo sguardo. Una donna con il cane davanti al parapetto. Un uomo che passa sotto un lampione. Qualcuno seduto sui gradini.

Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24
Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24
Uomo seduto da solo sui gradini di una piazza a Caltagirone
Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24

Sono persone piccole in mezzo a luoghi grandi. È lì che le vedo.

La nebbia

La sera è arrivata la nebbia. Per noi è stata una sorpresa; per la gente del posto no. Ci hanno detto che lì è frequentissima.

La nebbia fa una cosa che io cerco sempre: toglie. Cancella lo sfondo e spegne i dettagli. Restano solo i lampioni e qualche sagoma. La città diventa silenziosa anche quando non lo è.

Strada di Caltagirone di notte nella nebbia, con lampioni e sagome
Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24
Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24

Il mio amico sulla scalinata

L’ultima foto ha una storia. Stavamo scendendo, dopo aver salito tanti, tantissimi scalini. Un mio amico si è seduto a riprendere fiato. Io ho visto lui, piccolo in un angolo, e tutta quella nebbia sopra.

Caltagirone, marzo. Fujifilm X-T5, XF 10-24

Chi guarda questa foto vede una figura sola nella notte. Io vedo un amico stanco, a pochi metri da noi. La solitudine non era nella scena: l’ho trovata io, nell’inquadratura.

Quel vuoto che mi riempie

Molti pensano che la solitudine, in una foto, sia una cosa triste. Per me non lo è. Questa fotografia la sento mia. Quella sensazione di vuoto, a me, riempie.

Per fotografare la solitudine non devi essere solo. Devi accorgerti del momento in cui una persona e lo spazio intorno a lei raccontano la stessa cosa.

Se ti piace il vuoto, leggi anche Vedo qualcosa nel nulla. Se ti piace aspettare il momento, Aspetto, e poi succede qualcosa. E per la notte, Di notte vedo meglio.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
Guida gratuita

I 5 errori che rovinano le tue foto

Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.

Ti chiedo solo di confermare l’email. Niente spam.

Torna in alto