Quando serve davvero il cavalletto (e quando puoi farne a meno)

All’inizio ci siamo passati quasi tutti. Compri attrezzatura di ogni tipo, convinto che ti serva, che senza non potrai uscire a fotografare. Io di cavalletti ne ho avuti diversi, dal più grande al più piccolo. C’è stato il periodo del tempo lento, del mare da “fermare”, delle nuvole che scorrono.

Poi, piano piano, trovi la tua strada. E capisci cosa ti serve davvero.

Per il tipo di foto che faccio oggi, il cavalletto non mi serve quasi mai. Quasi.

La sera della piramide

Una sera eravamo in macchina: io, Valentina e due amici. Guidavano loro, noi seduti dietro.

“Che si fa stasera?”, chiedo io.

“Perché non andiamo a vedere la Piramide del 38° parallelo?”

“Ma sono le undici.”

“Domani è domenica, non dobbiamo alzarci presto.”

E allora ci siamo andati. Dal mio paese sono almeno cinquanta minuti di macchina: si sale in collina, poi la strada diventa sterrata, poi c’è lei. Cielo limpido, nessuna luce intorno. Solo le stelle.

Quella sera, non so perché, l’istinto mi aveva detto di portare il mini cavalletto nella borsetta, insieme alla mia amata X100T.

 la Piramide sotto le stelle (orizzontale).
Piramide del 38° parallelo, Fiumara d’Arte. Fujifilm X100T su mini cavalletto, tempo lungo.

Tempo lento, fotocamera sul cavalletto, le impostazioni trovate un po’ a esperienza, scatto dopo scatto. L’albero a destra l’hanno illuminato i fari della macchina.

È una delle foto più assurde che si possano fare con una X100T. Sembra un fotomontaggio, ma vi assicuro che è vera.

Senza cavalletto, quella foto non esisterebbe.

Quando il cavalletto serve davvero

Non serve per fare foto migliori. Serve quando la fotocamera deve restare perfettamente ferma più a lungo di quanto riescano le tue mani.

Di notte, con poca luce. Cielo stellato, paesaggi lontani dalle città, edifici illuminati. Qui i tempi diventano di diversi secondi, e a mano libera non c’è stabilizzazione che tenga.

Quando vuoi il movimento. Il mare che diventa nebbia, le nuvole che si allungano, le scie delle auto. Il movimento lo vuoi nella scena, non nella fotocamera.

Quando vuoi ISO bassi e massima qualità. Su un soggetto fermo, il cavalletto ti permette di tenere gli ISO al minimo e allungare il tempo, invece del contrario.

Quando devi fare più scatti identici. Esposizioni diverse da unire, panoramiche, focus stacking: l’inquadratura deve restare uguale al millimetro.

Nella macro. A distanza ravvicinata ogni millimetro di movimento sposta il fuoco.

Quando puoi lasciarlo a casa

Street e persone. Il cavalletto ti rende visibile, lento, ingombrante. Nella street serve l’opposto: essere leggeri e pronti.

Quando c’è abbastanza luce. Con un tempo rapido, la mano basta. Le fotocamere di oggi gestiscono ISO alti molto meglio di qualche anno fa: spesso alzare gli ISO è la scelta giusta.

In cammino. Nel bosco o in montagna, ogni etto pesa. Meglio una foto a mano libera fatta con calma che un cavalletto che ti fa passare la voglia di camminare.

Quando lo porti “per sicurezza”. Se non sai perché te lo stai portando, probabilmente non ti serve.

La via di mezzo: il mini cavalletto

Io ho trovato il mio equilibrio così: un mini cavalletto che sta in borsa e pesa poco. Non lo uso quasi mai. Ma quando una sera qualcuno dice “andiamo alla piramide”, c’è.

Con una fotocamera piccola come la X100T basta e avanza. E se non hai nemmeno quello, un muretto, il tetto della macchina o lo zaino possono fare lo stesso lavoro.

La regola da ricordare

Il cavalletto non è un accessorio che migliora le foto. È uno strumento che risolve un problema preciso: la fotocamera deve stare ferma più a lungo delle tue mani.

Se quel problema non c’è, lascialo a casa senza sensi di colpa. Se c’è, nessuna fotocamera e nessuna stabilizzazione potrà sostituirlo.

E ascolta l’istinto. Quella sera, il mini cavalletto in borsa me l’ha messo lui.

Se ti piace fotografare di notte, leggi anche Di notte vedo meglio. E per i tempi lenti sul mare, Il mare che non conosci.

Daniele Tranchita, ShotAndGo.

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