Fotografare non è scattare: è scegliere cosa lasciare fuori

Lungomare con cabine, una palma e un corridore isolato nell’inquadratura, esempio di composizione essenziale e selezione degli elementi fotografici.

Introduzione

Fotografare non significa semplicemente premere un pulsante.

Lo scatto è soltanto il momento finale di una serie di decisioni che iniziano molto prima. Dove posizionarsi, quanto avvicinarsi, quale focale utilizzare, cosa includere nell’inquadratura e, soprattutto, cosa lasciare fuori.

È proprio qui che la fotografia si allontana dall’idea di semplice registrazione della realtà.

La realtà continua oltre i bordi dell’immagine. Tu puoi mostrare solo una parte di ciò che hai davanti. E quella parte diventa la tua fotografia.

Per questo, imparare a fotografare significa anche imparare a scegliere.

Ogni inquadratura è una rinuncia

Quando sollevi la fotocamera, stai automaticamente creando un confine. Dentro quel confine alcune cose rimarranno. Tutto il resto scomparirà.

Questa è una delle caratteristiche più importanti della fotografia, ma spesso è anche una delle meno considerate. Davanti a una scena interessante, la tentazione è quella di includere il più possibile: il paesaggio, le persone, il cielo, gli edifici, i dettagli.

Il risultato, però, non è sempre una fotografia più ricca. Spesso è soltanto una fotografia più confusa.

Un’immagine non deve mostrare tutto per raccontare qualcosa. Anzi, può diventare più efficace proprio quando decide di concentrarsi.

Il problema, quindi, non è quanto mondo hai davanti. È capire quale parte di quel mondo è davvero necessaria.

Prima di fotografare, chiediti cosa ti ha fermato

Ogni fotografia dovrebbe partire da una domanda molto semplice: perché sto fotografando proprio questa scena?

Qualcosa deve aver attirato la tua attenzione. Una luce particolare, una persona, un colore, una relazione tra elementi, un dettaglio o semplicemente una sensazione.

Capire cosa ti ha fermato è utile perché ti permette di individuare il centro della fotografia.

Non significa che il soggetto debba sempre trovarsi al centro dell’inquadratura. Significa sapere cosa stai cercando di conservare all’interno dell’immagine.

Una volta individuato, puoi iniziare a osservare tutto il resto.

Gli elementi intorno aiutano quella fotografia oppure la distraggono?

Se una cosa non aggiunge nulla, non sei obbligato a fotografarla.

A volte basta spostarsi di qualche passo per eliminare un elemento inutile. Altre volte devi cambiare completamente posizione. In alcuni casi devi semplicemente avvicinarti.

La fotografia cambia continuamente mentre ti muovi.

Spesso il problema non è ciò che manca

Quando una fotografia non funziona, pensiamo spesso che manchi qualcosa.

Un soggetto più interessante. Una persona. Un dettaglio. Un elemento capace di rendere la scena più forte.

Molte fotografie, però, non hanno bisogno di qualcosa in più.

Hanno bisogno di qualcosa in meno.

Uno sfondo troppo presente può rubare attenzione al soggetto. Un elemento sul bordo dell’inquadratura può interrompere l’equilibrio. Un dettaglio apparentemente insignificante può diventare la prima cosa che noti quando guardi l’immagine.

Imparare a escludere non significa trasformare ogni fotografia in un’immagine minimalista.

Una scena può essere complessa, affollata e piena di informazioni. Il caos stesso può essere parte della fotografia.

La differenza sta nel fatto che quel caos deve avere un senso.

Non devi togliere tutto. Devi togliere ciò che non contribuisce.

I bordi dell’inquadratura meritano attenzione

Uno degli errori più comuni è guardare soltanto il soggetto principale.

Se stai fotografando una persona, osservi il volto. Se stai fotografando un paesaggio, guardi il panorama. Se qualcosa ha attirato la tua attenzione, è naturale concentrarsi su quella cosa.

Ma una fotografia non è fatta soltanto dal suo centro.

Prima di scattare, prova a guardare anche i bordi dell’inquadratura. Cosa sta entrando da destra? Cosa rimane in basso? C’è un elemento luminoso che distrae? Una persona tagliata? Un oggetto che non avevi notato?

Spesso basta un piccolo movimento per cambiare molto.

Puoi spostare la fotocamera verso l’alto, abbassarla, fare un passo a destra o avvicinarti leggermente. Non stai cercando la perfezione assoluta. Stai semplicemente verificando che ciò che hai deciso di fotografare sia davvero quello che vuoi mostrare.

Guardare i bordi significa iniziare a vedere l’intera fotografia, non soltanto il soggetto.

Avvicinarsi significa scegliere

Uno dei modi più semplici per capire il valore dell’esclusione è avvicinarsi fisicamente alla scena.

Quando ti avvicini, alcune cose rimangono fuori dall’inquadratura. Lo sfondo occupa meno spazio. Il soggetto acquista maggiore importanza. La relazione tra gli elementi cambia.

Naturalmente non sempre avvicinarsi è la scelta giusta.

Se stai fotografando una persona all’interno di un ambiente importante, eliminare il contesto potrebbe impoverire la fotografia. Se invece l’ambiente non aggiunge nulla, avvicinarti può rendere l’immagine più chiara.

Per questo non esiste una distanza corretta in assoluto.

Esiste la distanza che permette alla fotografia di dire ciò che vuoi.

Una scena che sembra interessante da lontano può diventare più forte avvicinandosi. Oppure può succedere il contrario: ti rendi conto che il soggetto funziona davvero solo quando viene messo in relazione con ciò che lo circonda.

Prima di cambiare obiettivo, prova quindi a cambiare posizione.

La focale cambia quello che decidi di mostrare

Anche la scelta della focale è una forma di esclusione.

Un grandangolo tende a includere una porzione più ampia della scena. Può essere utile quando il rapporto tra soggetto e ambiente è importante, ma richiede anche maggiore attenzione a tutto ciò che entra nell’inquadratura.

Una focale più lunga permette invece di restringere lo sguardo. Puoi isolare una persona, un dettaglio o una relazione particolare tra elementi, lasciando fuori una parte del mondo che ti circonda.

Non si tratta semplicemente di vedere più vicino o più lontano.

Ogni focale costruisce una fotografia diversa.

Un grandangolo può raccontare il luogo in cui si trova una persona. Una focale più lunga può eliminare gran parte di quel contesto e concentrare l’attenzione sul soggetto.

Per questo la domanda non dovrebbe essere soltanto: quale focale devo usare?

Potrebbe essere più utile chiedersi: cosa voglio lasciare fuori?

La composizione non serve a riempire l’immagine

Quando si parla di composizione, spesso si pensa a tutto ciò che si può aggiungere a una fotografia: linee, simmetrie, elementi in primo piano, sfondi, punti di interesse.

Ma la composizione è anche la capacità di rinunciare.

Non devi utilizzare tutte le possibilità presenti davanti a te. Una fotografia non diventa automaticamente migliore perché contiene più informazioni o perché riesci a inserire tutto ciò che hai visto.

A volte la composizione funziona proprio perché hai scelto di non mostrare qualcosa.

Un elemento fuori dall’inquadratura può essere suggerito. Una persona può essere mostrata soltanto in parte. Un paesaggio può diventare una linea. Un luogo può essere raccontato attraverso un dettaglio.

La fotografia non deve per forza spiegare tutto.

Può lasciare spazio anche a chi guarda.

Decidere cosa lasciare fuori richiede tempo

Quando tutto accade rapidamente, non puoi sempre analizzare ogni elemento. Ci sono fotografie che nascono in pochi secondi e richiedono una reazione immediata.

Ma questo non significa che la scelta scompaia.

Con l’esperienza, molte decisioni diventano più veloci. Impari a riconoscere una distrazione prima ancora di guardarla consapevolmente. Capisci istintivamente dove posizionarti e quando una scena contiene troppo.

È una forma di allenamento dello sguardo.

All’inizio devi pensare a quello che stai facendo. Con il tempo, inizi a farlo quasi automaticamente.

Ma per arrivare a quel punto bisogna imparare a rallentare.

Osserva la scena prima di fotografarla. Prova una posizione diversa. Aspetta qualche secondo. Guarda cosa succede ai bordi dell’inquadratura.

Non sempre troverai una fotografia migliore.

Ma inizierai a capire perché alcune immagini funzionano e altre no.

Il coraggio di non scattare

Esiste anche un’altra forma di esclusione: decidere di non trasformare una scena in una fotografia.

Non tutto ciò che attira la tua attenzione deve diventare uno scatto.

Puoi vedere qualcosa di interessante, fermarti, provare diverse inquadrature e renderti conto che l’immagine che avevi immaginato non esiste.

Può capitare.

Non significa aver fallito. Significa aver osservato abbastanza da capire che non basta trovare un soggetto interessante per ottenere automaticamente una fotografia.

A volte conviene continuare a camminare.

Altre volte conviene aspettare.

Forse cambierà la luce. Forse entrerà una persona nella scena. Forse accadrà qualcosa che renderà finalmente interessante quello che stai osservando.

Oppure non accadrà nulla.

Anche questo fa parte della fotografia.

Una fotografia è sempre una scelta

Alla fine, fotografare significa decidere.

Decidere dove stare e dove non stare. Decidere cosa guardare e cosa ignorare. Decidere quanto spazio dare a un soggetto e quanto al mondo che lo circonda.

Ogni fotografia è il risultato di queste scelte.

Per questo due persone possono trovarsi nello stesso posto, nello stesso momento e tornare a casa con immagini completamente diverse.

Non perché una abbia visto una realtà differente.

Ma perché ha scelto una realtà diversa da fotografare.

La prossima volta che qualcosa attira la tua attenzione, non pensare subito a scattare.

Chiediti prima cosa vuoi davvero vedere.

Poi guarda tutto ciò che si trova intorno.

E prova a capire cosa puoi lasciare fuori.

Forse scoprirai che la fotografia non nasce quando decidi cosa inserire nell’inquadratura.

Forse, molto più spesso, nasce nel momento in cui sai cosa non fotografare.

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