Fujifilm X-T5: più piccola della X-T4, con 40 megapixel. La mia esperienza

La X-T5 l’ho presa nuova, pochi mesi dopo l’uscita. Avevo già una X-T4 e non ne avevo un vero bisogno. Ma la curiosità era troppo forte, e non ho resistito. Ce l’ho ancora oggi. Non è una scheda tecnica: è la storia di una macchina che, quando la prendo in mano, mi dà ancora una sensazione straordinaria.

In breve

X-T4X-T5
Uscita20202022
SensoreAPS-C X-Trans 4, 26 MPAPS-C X-Trans 5 HR, 40 MP
Stabilizzatore sul sensorefino a 6,5 stopfino a 7 stop
Schermoorientabile, si apre di latobasculante su tre direzioni
MirinoOLED, 3,69 milioni di puntiOLED, 3,69 milioni di punti
Dimensioni (L × A × P)134,6 × 92,8 × 63,8 mm129,5 × 91 × 63,8 mm
Peso (con batteria e scheda)circa 607 gcirca 557 g
Tropicalizzazionesìsì
Per chichi fa anche videochi vuole il massimo dei file Fuji in un corpo compatto

Più piccola, e con più cose dentro

Prima di comprarla avevo letto tutte le recensioni. Si parlava di un corpo più snello, più piccolo, più concentrato. Più o meno come la X-T4, ma più leggero, stabilizzato, e con lo schermo basculante come quello di una volta, non più quello che si apre di lato a finestrella. Questa cosa mi piaceva.

Quando aprii il pacco e la presi in mano, restai esterrefatto. Era più leggera della X-T4. Pensai: com’è possibile? Ci sono tutte le caratteristiche, sono anche migliorate, c’è lo stabilizzatore, e sono riusciti a farla più piccola. Ebbene sì: c’erano riusciti.

Il sensore da 40 megapixel, e la lente giusta

Avevo una gran curiosità di provare sul campo il nuovo sensore da 40 megapixel. E volevo affiancargli un’ottica potente, capace di rendergli giustizia.

La prima cosa che feci fu montarci il 18mm f/1.4. La macchina si trasformò in qualcosa di incredibile. Una resa pazzesca, un’accoppiata vincente tra velocità, profondità di campo e tridimensionalità della lente. Lo stabilizzatore, con un f/1.4, non è indispensabile, ma aggiunge un valore in più. Ho raccontato quella lente nell’articolo sul 18mm f/2 e il 18mm f/1.4.

Il file di oggi

Il file da 40 megapixel è quasi troppo perfetto. Ma ormai è il file di oggi: moderno, nitidissimo. Bisogna abituarsi. È un file molto apprezzato soprattutto quando si lavora, per commissioni e incarichi, e la strada ormai è quella: nitidezza, digitale. C’è un po’ meno cuore rispetto ai file Fuji di una volta, ma è soltanto un mio pensiero.

Le ghiere al loro posto

Le ghiere sono sempre lì, al loro posto: rispetto alla X-T4 è cambiato poco. La differenza vera è lo schermo, che torna a muoversi come quello della X-T3.

Una sera a Marzamemi

Mi ricordo un viaggio a Marzamemi. Eravamo appena arrivati: io, Valentina e una coppia di amici. Era sera, il tempo faceva un po’ i capricci, ma in quel momento non pioveva. Passeggiavamo.

Avevo la X-T5 con il 18 f/1.4, un’accoppiata perfetta tra qualità e leggerezza. Non la portavo nemmeno al collo: avevo la tracollina avvolta attorno al polso, tanto si faceva portare facilmente.

Arrivati vicino alla piazzetta, un posto straordinario, con le luci basse e piena di turisti, vidi un chioschetto illuminato dalla sua luce e da qualche lampione della piazza. In alto, sulla terrazza di un edificio antico, c’era un matrimonio. Faceva caldo e si cenava fuori, con il catering sulla terrazza. A un certo punto lo chef si appoggiò al muretto, e formò una composizione perfetta con il chiosco giù in basso.

Presi la macchina e scattai. Si fece trovare pronta anche di sera. Quella sera feci tante altre foto, ma questa scena la ricordo perfettamente.

Chiosco in legno illuminato di notte a Marzamemi, con lo chef di un matrimonio appoggiato al muretto della terrazza in alto
Marzamemi: il chiosco e, in alto, lo chef sulla terrazza. Fujifilm X-T5 e 18mm f/1.4.

Riuscii a fare scatti che mi sarei immaginato solo con un altro tipo di attrezzatura. La X-T5 si comportò alla grande, reggeva benissimo gli ISO alti, e la lente faceva il resto.

Piazza di notte con un lampione, una coppia con un cane e palazzi antichi in penombra
La stessa sera. Fujifilm X-T5 e 18mm f/1.4.

Il difetto: l’autofocus

Se devo trovarle un difetto, è l’autofocus. Non è ancora al livello di altri marchi importanti, come Sony o Canon, che su questo sono avanti. Anche l’aggancio del soggetto in movimento e il riconoscimento dell’occhio non sono perfetti. Spero che su una futura X-T6 si lavori tantissimo proprio lì.

Ce l’ho ancora

È una macchina che ho ancora oggi. La uso soprattutto con il Fujinon 16-50 o con il Sigma 17-40 f/1.8, un’altra lente superlativa, con una qualità d’immagine pazzesca. Non so se la cambierò con un’eventuale X-T6. Ma la sensazione di averla in mano resta qualcosa di straordinario.

Il mio consiglio

La consiglio a tutti, davvero. Anche se è pensata soprattutto per chi ci lavora: si sentono lo stabilizzatore, la potenza dei 40 megapixel, la compattezza, lo schermo, i materiali, la tropicalizzazione. Per questo tipo di macchina, è il top di Fuji.

Poi ci sono la X-H2 e la X-H2S, macchine più impegnative. Avendo avuto una X-H1, so cosa significa.

Se ti incuriosisce il sensore da 40 megapixel in un corpo compatto con obiettivo fisso, è lo stesso della X100VI: lo racconto nei miei dieci anni con la serie X100.

Roma, Campidoglio: una grande statua di marmo distesa accanto alla scalinata e, in basso a destra, una ragazza in giallo seduta sui gradini
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