Le linee in fotografia: come le vedo, come le cerco, e come allenarsi a vederle.
Eravamo a Lipari per un addio al celibato. Una passeggiata in zona porto, un posto bellissimo, e noi a scattarci le solite foto ricordo, uno accanto all’altro.
Poi, all’improvviso, l’ho vista.
Un muro enorme che curvava sopra la passeggiata. Il parapetto che correva dritto verso il fondo. Il mare a sinistra, le nuvole sopra. E laggiù, alla fine di tutto, un pescatore.

Ho scattato con l’iPhone, quello che avevo in mano.
Quando la guardo mi sento catapultato dentro, quasi risucchiato. Come se il pescatore stesse aspettando me. Ma probabilmente ero io che, senza volerlo, avevo trovato lui.
Un calcolo che non decido io
Quando arrivo in un posto non penso alle regole della composizione. Nel cervello scatta una specie di calcolo visivo involontario, come nei film quando i robot misurano tutto quello che hanno davanti.
Linee che corrono, linee che si incrociano, linee che tagliano lo spazio. Le vedo prima di capire cosa sto guardando.
Ci sono arrivato con il tempo, in vent’anni di passeggiate con la macchina al collo. All’inizio le linee le cercavo. Oggi sono loro che mi fermano.
Non cambio obiettivo, cambio io
Dopo il calcolo comincia il lavoro vero. E qui c’è una cosa che voglio dirti chiaramente: io non cambio mai obiettivo. Sono io che cambio.
Mi muovo. Un passo avanti, uno indietro, di lato. Cerco quella che per me è la prospettiva migliore, il punto in cui le linee si mettono in ordine e portano l’occhio dove voglio. Certe volte mi abbasso, quasi a terra, e una linea qualunque diventa una strada che entra nella foto.
Poi aspetto il bacio della luce: il momento in cui la luce accende quelle linee e le fa uscire dal resto.

È anche per questo che torno sempre al 18mm o al 23mm. Con una focale fissa non puoi zoomare: devi muoverti tu. Ed è muovendoti che le linee cambiano. E se pensi che serva un’attrezzatura speciale, la foto di Lipari l’ho fatta con un telefono.
Cosa guardo quando guardo le linee
Se riprendo la foto di Lipari e la smonto, ci trovo tre cose che cerco quasi sempre.
- Linee che portano dentro. Il parapetto parte dall’angolo in basso e corre verso il fondo. L’occhio lo segue senza che tu glielo chieda.
- Linee che dividono. Il muro curvo taglia la foto in due: luce e mare da una parte, ombra dall’altra. È quel contrasto a creare il vortice.
- Un punto d’arrivo. Tutte le linee portano al pescatore. Senza di lui sarebbe una bella geometria. Con lui diventa una storia, e ha una scala: capisci quanto è grande quel muro.
Non servono altre regole. Quando queste tre cose ci sono, la foto regge.
Le linee in fotografia: un esercizio a 360 gradi
Le prospettive e le linee le vedi soltanto se vuoi vederle. Altrimenti rimangono invisibili.
Per allenarti a volerle vedere, la prossima volta che esci prova così:
- Scegli un punto qualunque: una piazza, un parcheggio, un molo.
- Fermati e gira su te stesso, piano, a 360 gradi. Non scattare ancora.
- Per ogni direzione cerca una linea che porta dentro e un punto dove finisce.
- Quando la trovi, muoviti: due passi, poi abbassati. Guarda come cambia.
- Scatta solo quando le linee si mettono in ordine. Se arriva il bacio della luce, ancora meglio.
Non cambiare obiettivo. Cambia tu.
Se ti piace questo modo di guardare, leggi anche Vedo qualcosa nel nulla, dove racconto i luoghi che gli altri non guardano. E se vuoi qualche esercizio in più, scarica la guida gratuita “I 5 errori che rovinano le tue foto”.
Daniele Tranchita, ShotAndGo.
I 5 errori che rovinano le tue foto
Cinque mie foto per cinque errori. Per ognuno la storia dello scatto e un esercizio da fare alla prossima uscita.
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